Educazione culturale di giovani menti

Caro Presidente,

oggi voglio raccontarLe un piccolo aneddoto di vita familiare.

Premessa: dall’età di sei anni strimpello, ‘ché suonare è parola troppo grossa, il pianoforte. Ho preso lezioni per una decina d’anni, più o meno, poi ho continuato da solo per un’altra decina. Poi ho smesso! Sa com’é, la vita ti trova qualcosa da fare apparentemente più importante delle tue passioni: cominci a lavorare, poi ti sposi, poi ti nasce un figlio, cambi lavoro, poi ti nasce una figlia e in men che non si dica ti ritrovi 45enne e ti rendi conto che sono quindici anni che non tocchi un tasto.

Poi la vita, da bastarda qual’è, fa un’inversione ad U ed in meno di tre mesi ti ritrovi in un nuovo paese a cominciare da zero una nuova vita… famiglia, masserizie e pianoforte incluso.

A quel punto lo guardi e ti ricordi che, anche se non eri Horowitz, a te “piaceva” suonarlo; capisci che aver sacrificato alla “carriera” le tue passioni, la tua vita, non ha fatto di te un uomo o un padre migliore, ma solo più frustrato e rabbioso; giuri che per il futuro non permetterai più alla vita di privarti di quelle piccole cose che ti fanno felice e decidi quindi che, fanculo le dita quarantacinquenni, riprenderai a suonare!

Fine premessa!

A casa mia si è sempre ascoltato un po’ di tutto: musica classica, pop, rock, jazz, progressive, country, bluegrass, etno. La domanda più stupida che qualcuno possa farmi è “che musica preferisci?”. Di solito la mia risposta è “quella che mi fa venire la pelle d’oca”!

Con internet poi gli interessi si allargano: non hai più bisogno di ascoltare alla radio, o da un amico, per conoscere qualcosa di nuovo. Basta cercare su youtube e hai ore e ore di musica a disposizione. D’accordo, la qualità non sarà il massimo, ma per decidere se qualcosa ti piace o meno direi che è più che sufficiente.

Ai miei bambini ho insegnato fin da subito ad usare le funzioni di ricerca di youtube e di google (rimanendo ovviamente appollaiato come un condor alle loro spalle a controllare) e loro, da bravi bambini, hanno cominciato a cercare le sigle dei cartoni animati (senza farsi troppi problemi che la lingua fosse giapponese piuttosto che inglese o brasiliano).

Poi hanno cominciato a cercare qualche canzone che sentivano alla radio, o alla televisione o a scuola, cantata dagli amichetti. Si, parlo di quei motivetti mainstream! Io li odio, ma non li ho mai obbligati ad ascoltare musica “colta” (che locuzione idiota!). Certo ascoltavano anche la mia musica, ma poi sceglievano da soli quello da ascoltare in cuffia.

La situazione, qualche settimana fa, vedeva la mia bambina seienne girare per casa cantando a squarciagola i successi degli Abba!

Poi mi sono seduto al pianoforte, ho rispolverato qualche esercizio di Hanon tanto per sgranchire le dita anchilosate e ho cominciato a “massacrare” Per Elisa (che Beethoven mi perdoni per lo scempio!). Dopo circa una settimana, dall’accozzaglia di note ha cominciato a scaturire una melodia… ed è successa una cosa bellissima: la mia bambina ha smesso di giocare e si è messa alle mie spalle a guardare. Poi ha messo le mani sulla tastiera e “c’ha provato”!

– “Amore, ti piacerebbe imparare?”

– “Davvero mi insegneresti?”

– “Ma certo! Non sono un maestro, ma le basi te le posso dare. Dai, siediti e prova questo…”

Da li è stato un crescendo! Anche se gli esercizi di base sono noiosi, con un po’ di impegno si riesce a farglieli fare… poi si cerca di giocare, e qui ti accorgi di quanto i bambini siano meravigliosi!

Cercando su youtube un’interpretazione di Per Elisa, ho trovato questo

mentre lo ascoltavo, di nuovo lei alle mie spalle! Assorta!

– “Papà, è bravissima! Posso diventare come lei?”

– “Con tanto impegno, forse… un giorno! Magari. Però ci possiamo provare…”

e dopo una settimana di studio, questo:

Oh, non è un genio o un bambino prodigio eh! E non me ne frega niente! L’importante è che al momento si diverta! Ma non è di questo che voglio parlare…

Qualche giorno fa, la vedo al computer.

– “Cosa ascolti?”

Pronto a sentirmi rispondere “I pokemon”, lei mi guarda innocente e mi fa:

– “Racninof”

– “Ehm, si dice Rachmaninoff… e ti piace?”

– “Insomma… preferisco Per Elisa”

Beh, si può anche capire, in fondo ha solo sei anni…

Partendo da Per Elisa e navigando “a vista” era arrivata a Rachmaninoff e LO STAVA ASCOLTANDO! Poi l’altra sera arriva correndo e porgendomi le cuffie mi fa:

– “Papà, possiamo imparare questa?”

ha scoperto Mozart!

In poco meno di tre settimane, senza nessuna guida o spinta (giuro! Le faccio lezione e decido il programma, ma cosa ascoltare se lo sceglie da sola!) non si è fatta scrupolo di scegliere Rachmaninoff, piuttosto che Beethoven o Mozart. E la “Marcia Turca” ha velocemente sostituito “Mamma mia” sull’iphone!

E’ stato allora che mi sono chiesto: e se non avessi deciso di ricominciare a suonare? Se non le avessi fatto VEDERE che le sue dita potevano creare quei suoni? Se non l’avessi fatta GIOCARE con la musica, facendola sentire una concertista? Mozart lo sentiva anche prima ma, appunto, era “qualcosa che ascoltava papà” non “qualcosa che se mi impegno posso fare IO!”.

E’ altrettanto vero che il fratello maggiore, esposto alle stesse sollecitazioni, ha risposto con un gentile menefreghismo ed ha continuato a giocare con le costruzioni. Ma questo dimostra solo che, appunto, una certa predisposizione personale ci deve essere, ma da sola non è sufficiente! Il pianoforte è stato un mobile come un altro fino a quando non l’ho aperto io e non ho cominciato a suonarlo. Ogni tanto ci picchiavano sopra, ma non avevano realmente idea di cosa potesse fare veramente!

E allora mi chiedo: quanti sono i bambini che non sono altrettanto fortunati? Che non hanno un genitore che “suona” (ricorda? ascoltare dischi non basta!) uno strumento? Quanti sono i bambini ai quali basterebbe ascoltare “suonare” un pianoforte (o un altro strumento) per innamorarsi di altro che non sia il “pulcino pio”?

Perchè a scuola i nostri figli non vengono esposti anche a questo tipo di stimoli?Io l’ho fatta l’ora di musica a scuola… andavo male, anche se la musica la conoscevo bene! Perchè dovevo suonare il piffero invece che il pianoforte; perchè la professoressa era una frustrata incapace di appassionare un gerbillo; perchè non ci metteva il cuore in quello che faceva… se non fossi già stato innamorato, di certo non lo sarei diventato grazie a lei! Ed erano i tempi in cui la scuola funzionava (io, poi, andavo pure a scuola privata!)… non oso immaginare adesso e, grazie a Dio, li ho portati via da quell’allevamento intensivo di cervelli al macero che vi ostinate a chiamare pomposamente “scuola”!

Quanto cazzo costerebbe avere una una sala strumenti per ogni scuola e qualcuno con un minimo di preparazione e passione che faccia “giocare” i nostri bambini? Certo, la maggior parte di loro non sarebbe interessata e continuerebbe ad ascoltare le sigle dei cartoni… ma ci sarebbe una minoranza che si innamorerebbe e scoprirebbe un mondo che altrimenti, per semplice sfortuna, non avrebbe mai conosciuto! E chi sa che tra loro non ci possa essere un talento che altrimenti non sarebbe mai emerso?

Ma ormai comincio a realizzare che quello che volete è un popolo di “analfabeti funzionali”, di illetterati e di ignoranti. I santi vi andrebbero ancora bene… ma poeti, musicisti, scienziati, filosofi… vade retro! Gente che pensa!

E allora, signor Presidente, mi permetta di dedicarle una canzone. Non è un pezzo classico ma, come ho detto, a casa mia si ascolta di tutto…

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Contro la scienza… a piccole frasi!

Caro Presidente,

oggi che sembrava che i giornali non parlassero d’altro che di primarie di secondaria importanza, di provocatorie testuggini di polistirolo che chiamano alla reazione immediata le nostre manganellanti forze dell’ordine, e di premier che non premiano futuri premier… c’è stato un piccolo articoletto di Repubblica che ha colpito la mia attenzione con la forza di un pugno rotante.

L’articolo in questione lo trova qui. Non è niente di che: parla di un errore avvenuto in un laboratorio scientifico, tra provette, sequenziatori e campioni di DNA. Solo che il laboratorio non è uno qualsiasi, ma quello della Polizia Scientifica; e il campione non è uno qualsiasi, ma quello rinvenuto sulla muta di uno degli attentatori di Falcone.

Ecco, insomma, per farla breve il campione è stato contaminato e pertanto non è più utilizzabile ai fini processuali. Che dire: peccato! Certo, sono cose che possono capitare, anche se non dovrebbero capitare, specie in un posto come quello! Però, alla fine, anche i tecnici della Scientifica sono uomini come gli altri e l’errore ci può anche stare.

Trattandosi di Falcone, poi, sono certo che assisteremo ad un florilegio di tesi complottiste per cui l’errore è stato voluto, anzi ordinato. Anzi, no! Stasera ho fatto persino fatica a ritrovare l’articolo per linkarlo, ed ho realizzato che di Falcone in realtà non frega più niente e probabilmente non è mai fregato niente a nessuno.

Ma non è di questo che voglio parlarLe stasera. Quello che mi ha colpito dell’articolo, in realtà, sono state un paio di frasi gettate lì con noncuranza dal giornalista, piccoli cromosomi semantici all’apparenza insignificanti ma in realtà determinanti. Cito testualmente:

L’ennesimo pasticcio nelle indagini scientifiche sarebbe avvenuto per un motivo banale: l’utilizzo di una pinzetta non sterilizzata a dovere. Così, il Dna di un feto, analizzato qualche ora prima, si è sovrapposto a quello di uno dei misteriosi attentatori dell’Addaura. E’ stata la stessa polizia scientifica ad accorgersi dell’errore e a comunicarlo immediatamente alla magistratura. Alla Procura di Caltanissetta nessuno vuole commentare, ma si coglie tanta amarezza per un’occasione così importante gettata via. Resta un’unica (magra) consolazione, quella di aver scampato un gravissimo errore giudiziario: se non fosse stato un feto, un innocente si sarebbe potuto trovare in carcere con l’accusa di aver partecipato al fallito attentato a Giovanni Falcone. Solo in nome della prova del Dna.

Ecco! Sono convinto che la maggior parte di coloro che ha letto l’articolo non ci avrà nemmeno fatto caso. Ma quelle parole sono dei piccoli semi di dubbio gettati a germogliare in un humus fin troppo fertile in Italia: la diffidenza verso la Scienza!

L’ennesimo pasticcio nelle indagini scientifiche poteva far finire in carcere un innocente solo in nome della prova del DNA! E meno male che si trattava di un feto!

Piccole frasi, dettagli insignificanti, del tutto fuori contesto rispetto al resto dell’articolo. Non sono funzionali a spiegare alcunchè. Eppure ci sono: messaggi subliminali semantici! Ci passi sopra, non li noti nemmeno. Stai leggendo di Falcone, di un’indagine andata a puttane, un po’ ti ci incazzi ma poi, in fondo, non te ne frega granché… stasera l’avrai già dimenticato l’ennesimo pasticcio nelle indagini scientifiche! Salvo ricordarlo la prossima volta che senti parlare di Polizia Scientifica e DNA, cose che l’italico ignorante medio vede in televisione se su SKY non c’è il Grande Fratello o la partita!

Perchè non è stato solo un errore. E’ stato l’ennesimo pasticcio. Quindi è stato l’ultimo di una lunga serie! Cavolo: questi poliziotti sono proprio dei buoni a nulla! Anzi no, aspetta: i poliziotti normali sono bravi, non sbagliano mai! Magari manganellano studenti che li provocano con una testuggine di polistirolo, però avranno le loro buone ragioni: quelli provocano!

No! A sbagliare sono quegli altri, quelli che “sembrano” poliziotti ma in realtà fanno indagini scientifiche! Si mettono li, nei loro laboratori, a pasticciare con provette e alambicchi e in quattro e in quattr’otto ti ritrovi in galera solo in nome della prova del DNA! Chi cazzo si credono di essere? E che cazzo è, poi, sto DNA? Come se nun ce l’avessimo tutti! E poi, hai visto, l’immischieno coi feti! Che schifo!

Nessuno considererà  che un testimone oculare è di gran lunga meno affidabile di un brandello di DNA, perchè i giornalisti non parlano di “ennesimo pasticcio della polizia investigativa” in quel caso! Nessuno confronterà mai il tasso di errori, perchè è la polizia “scientifica” che combina pasticci!

Siamo sempre li, Signor Presidente: è la Scienza la vera colpevole! E’ lei che sbaglia! E la cosa giusta da fare non è migliorare i protocolli (che pure hanno funzionato, visto che l’errore è stato scoperto) o assumere tecnici migliori o licenziare quelli che sbagliano. No, la cosa giusta da fare è ridurre la Scienza, in modo che nessuno finisca in galera “in nome della prova del DNA” ma solo “per omonimia o somiglianza”, che sono cose che la gente capisce!

La guerra contro la Scienza, in Italia, non la fanno solo i giudici che condannano scienziati o ministri che tagliano i fondi alla ricerca: la fanno anche i giornalisti con le loro piccole parole! Ma quando anche l’ultimo scienziato se ne sarà andato e vi saranno rimasti solo giudici, ministri e giornalisti… almeno quel giorno, Signor Presidente, vi accorgerete finalmente del medioevo in cui avete sprofondato il paese?

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Il diritto(?) di scegliere

Caro Presidente,

l’altro giorno ho rimosso un “amico” dal mio stream facebook. A dire il vero è una cosa che avrei dovuto fare da molto tempo, ma io sono fatto così: un’amicizia tra virgolette non la nego a nessuno, basta che almeno ci si conosca.

E allora, Ella mi chiederà, perché questa volta è stato diverso? Ad essere sincero, non so darLe una risposta chiara, ma credo dipenda dal fatto che sono stanco di ascoltare cazzate. Lo sono da molto tempo, veramente, ma il risiedere in Italia in qualche modo mi “anestetizzava”: vivere circondati da cazzate, immersi nelle cazzate, permeati di cazzate in qualche modo ti fa abituare ad esse fino a convincerti che sia normale, praticamente un diritto costituzionale, sparare cazzate!

E invece no, non lo è! E basta uscire dall’Italia per riconoscere questa semplice verità: un uomo che spara cazzate, o che propaga cazzate, o che condivide cazzate su Facebook, dovrebbe essere additato al pubblico ludibrio ed estromesso dalla comunità. Punto!
A questo proposito, mi sentirei di suggerirLe un tema per la prossima Pubblicità Progresso:

Chi spara cazzate danneggia anche te! Digli di smettere… o sparagli!

Si, Ella ribadirà, ma di quale cazzata stiamo parlando nello specifico? Ce ne sono così tante che girano in Italia!

Bene, si trattava del link all’ennesimo sito riportante la storia di un padre che ha perso due figli per colpa dei vaccini! Il link è questo.

Ora, nello specifico il caso non è una bufala! Questo poveraccio ha veramente perso due figli a causa della vaccinazione obbligatoria, e per scoprirlo non ho nemmeno dovuto faticare tanto: il tempo di una googlata per arrivare sul blog di un medico che fa debunking di cazzate mediche. Riporto testualmente dal sito in questione:

Giorgio Tremante, padre coraggioso, ha due figli che avevano un’immunodeficienza per i quali le vaccinazioni erano controindicate. Solo che quando i suoi figli erano piccoli non era nota la loro controindicazione a quel vaccino.
Anche in questo caso quindi non si tratta di un danno in quanto “i vaccini fanno male” ma perchè in quei casi i vaccini hanno fatto male ed è un concetto differente.
Ulteriore conferma che i danni da vaccino sono casi singoli (brutta cosa, certo, ma fortunatamente isolati).

Ripeto: quando i suoi figli erano piccoli non erano noti gli effetti collaterali in soggeti come i suoi figli! Oggi, che sono noti, quei bambini non sarebbero vaccinati!

Ora, non ho capito se questo signore giri l’Italia chiedendo che venga abolito l’obbligo di vaccinazione. Francamente mi basta che una ricerca con il suo nome mi abbia presentato una lunga lista di siti anti-vaccinazione che si rifanno alla sua storia chiedendo il “diritto di scegliere“! E la domanda che mi è venuta in mente è se tale diritto debba o meno esistere. La risposta che mi sono dato è, ovviamente, no. Ma la cosa più interessante è che basta ragionarci un attimo per capire che dovrebbero essere proprio i genitori nella stessa situazione del sig. Tremante a spingere per la vaccinazione obbligatoria!

Proviamo a metterci per un attimo nei panni di un genitore di bambino non vaccinabile. Di solito, tali bambini soffrono già di qualche altre malattia e quindi essere esposti ad un’altra malattia, fosse anche una “stupida” come il morbillo o l’influenza, per loro potrebbe essere fatale. Non potendo loro essere vaccinati, l’unico modo di proteggersi è di contare sul fatto che lo facciano tutti gli altri. Si chiama “effetto gregge”: se tutti sono vaccinati, la malattia avrà scarse probabilità di diffondersi e quindi mio figlio sarà “indirettamente” vaccinato! E’ statistica, più che biologia, ma è il meglio che potrei offrirgli!

Una persona seria, poi, chiederebbe anche maggiori investimenti in tutte quelle ricerche (anche e soprattutto genetiche) che possano aiutare a scoprire preventivamente i bambini a rischio, in modo che casi simili non accadano più ed i vaccini diventino sicuri al 100%, invece che al 99,99%!

E invece no! In un paese cazzone come l’Italia, il signore fonda la solita associazione per il “diritto di scegliere” e milioni di cazzoni “analfabeti funzionali” (ché quello sforna, oggi, la scuola italiana!) rilanciano il messaggio!

No! Non ce l’hai il diritto di scegliere! Perchè non vivi da solo in mezzo all’oceano e le tue scelte influenzano anche chi non ha il lusso di poter scegliere! Gente, bambini!, che possono essere protetti solo se tu sei protetto!

Sia chiaro, non fosse per loro, io il diritto di scegliere te lo darei pure. Però poi, quando tuo figlio prenderà il morbillo, gli orecchioni o una di quelle “stupide” malattie che poteva evitare se tu l’avessi vaccinato (e le prenderà, puoi starne certo!), i giorni per assisterlo a casa li togli dalle tue ferie o prendi permessi non retribuiti, perchè hai voluto il diritto di scegliere e devi capire che devi assumerti la responsabilità delle tue scelte!

E se poi, per caso, il tuo bambino non vaccinato “per scelta” dovesse contagiarne uno non vaccinato “per necessità”, i soldi per l’assistenza di quest’ultimo (o il risarcimento per la sua morte) li tiri fuori tu! Perché hai voluto scegliere e te ne devi assumere la responsabilità!

E se per caso la malattia che tuo figlio si becca non è stupida (hai presente poliomelite o pertosse? No? Ecco, vai a studiare, COGLIONE!) e lui rimane menomato, poi non venire a piangere dalla società! Perché tu hai avuto il diritto di scegliere ed hai fatto la scelta sbagliata!

Ecco, se tu fossi disposto ad accettare la responsabilità delle tue scelte (e se non ci fossero di mezzo altre vite innocenti), io sarei anche disposto a fartele fare quelle scelte.

Ma l’italiano medio questa responsabilità non l’accetterà mai e quindi, sig. Presidente, quando verranno da Lei a chiederle il diritto di scegliere, mi faccia un favore: li mandi a cagare da parte mia!

P.S. – ma veramente in Italia c’è stato un sindaco tanto coglione da intitolare un giardino ai due poveri bambini con tanto di tabella e scritta esplicativa “deceduti a seguito di vaccinazione obbligatoria”? Ecco: questo è un caso in cui le vaccinazioni hanno veramente fatto male! Se non fosse stato vaccinato, magari a quest’ora sarebbe morto e al mondo ci sarebbe una cazzata di meno!

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Safari

Caro Presidente,
volevo scriverLe a proposito della sentenza de L’Aquila… e invece è uscito questo! Vabbeh, tanto in Italia siete abituati alle stupidaggini! Una in più, che vuole che sia?

Safari
———

– “Signore, Signori… Un momento di attenzione, prego!”
Il brusio in sala si spegne lentamente mentre tutti si voltano verso l’oratore, un tipo atletico sulla quarantina, in un completo di durelastene che ricorda vagamente quello degli esploratori dei primi anni del XX secolo. Molto adatto e suggestivo, devo ammettere!
– “Il mio nome è Gunther e sarò il vostro capo-spedizione durante il safari della prossima settimana.
Come tutti voi dovreste sapere, se non altro per tutti i documenti che vi abbiamo fatto firmare..”
Le risatine in aula lo costringono ad una breve interruzione.
– “… come tutti voi sapete, dicevo, il tipo di vacanza che avete scelto non è esente da rischi. Anzi, per essere chiari, un safari in Italia è l’attività più pericolosa che sia possibile fare ai nostri giorni!
Voglio essere estremamente chiaro: esiste la non remota possibilità che alcuni di voi tornino feriti… o non tornino affatto!”
Il sorriso rassicurante è scomparso dalla sua faccia. Adesso sembra un sergente che si presenti alle reclute il primo giorno di addestramento. Non sarei stupito se ora ci ordinasse di fare cinquanta flessioni, e credo anche che obbedirei senza fiatare!
– “Ma sono anni che noi della Dangerous Life non perdiamo un cliente! E sapete perché? Perché tutti i nostri clienti, prima di affrontare il safari, vengono addestrati!
Durante la prossima settimana, i ragazzi che vedete alle mie spalle si prenderanno cura di voi e vi insegneranno tutto quello che avete bisogno di sapere per tornare a casa sani e salvi. Vi prego di prendere i loro insegnamenti molto seriamente, perché una volta dall’altra parte potrebbero tirarvi fuori dai guai!”
Le risatine, ormai, sono un ricordo. Siamo tutti estremamente tesi e attenti; e sono sicuro che qualcuno ci sta già ripensando. Mi pare di aver letto che il tasso di abbandono durante la settimana di addestramento sia del 10%. Ecco perché ci hanno fatto pagare in anticipo!
“Sono convinto che tutti vi siate documentati, ma lasciate che vi dica che niente di quello che avete letto vi ha minimamente preparati a quello che troverete! Ne avrete un assaggio durante le olosessioni di addestramento, ma vi posso assicurare che anche quelle, per quanto realistiche, sono molto lontane dalla realtà!
Lasciate quindi che vi descriva il posto dove stiamo per andare.
Una volta, per quanto possa apparirvi incredibile, era un paese industrializzato! Nel corso del safari avremo modo di visitare i resti di Termini Imerese e Pomigliano ed anche, se non ci saranno incidenti di percorso, la centrale nucleare di Trino. Si, mi dicono che per un certo periodo il paese sia stato tra i primi dieci nel mondo: qualcuno dice il settimo, qualcuno l’ottavo. Parliamo comunque degli anni che vanno dalla seconda metà del XX secolo ai primi anni del XXI.
Oggi gli storici sono concordi nel datare l’inizio del declino del paese intorno al 2012-2013. In quegli anni alcuni processi socio-politici, iniziati circa venti-quarant’anni prima, toccarono il loro acme rafforzandosi l’un l’altro e dando inizio allo tsunami che avrebbe spazzato via il paese dalle carte geo-politiche del mondo.
Questo non è un corso di Storia, quindi semplificherò enormente!
Nel 2012 la corruzione politica, endemica nel paese da secoli, entrò in rotta di collisione (non è ancora chiaro per quali motivi) con la magistratura. Una raffica di inchieste e condanne colpirono esponenti politici di ogni ordine, grado e colore generando l’ondata di antipolitica che contribuì alla vittoria schiacciante dei movimenti popolunquisti alle successive elezioni del 2013.
Sempre nel 2012, il popolo ruppe definitivamente i suoi rapporti con la scienza. La condanna di alcuni scienziati nel famoso processo de L’Aquila accelerò un processo di arretramento culturale in atto da decenni. Il popolo già da molto tempo non si fidava più degli scienziati, colpevoli di parlare un linguaggio che loro non erano in grado di comprendere, complice anche il progressivo impoverimento della qualità dell’insegnamento scolastico di ogni ordine e grado. Quella condanna e quelle che seguirono tolsero loro anche l’ultimo residuo di credibilità agli occhi di un popolo ogni giorno più ignorante, affannosamente in cerca di capri espiatori.
L’esodo di scienziati che ne seguì contribuì alla cessazione dei residuali progetti di ricerca del paese, che gradualmente si ritrovò anche estromesso dai maggiori consorzi internazionali ed imboccò la strada del declino tecno-industriale. E, incredibilmente, lo fece con gioia!
In seguito alla vittoria del 2013, i popolunquisti cominciarono ad attuare il loro programma elettorale. Come prima cosa raddoppiarono la tassazione sulle multinazionali ancora operanti sul territorio. Il che, ovviamente, comportò l’immediata chiusura delle sedi italiane delle stesse e l’aumento dei disoccupati, che furono spinti alla “riscoperta dei lavori di una volta”. L’aumento degli “artigiani” in quegli anni fu vertiginoso, ma altrettanto lo fu l’aumento della povertà, grazie anche al fatto che per far quadrare i conti il governo dovette aumentare le tasse a dismisura riducendo contemporaneamente i servizi sociali.
Ci si sarebbe aspettati una rivoluzione e invece, grazie anche alle leggi sul “controllo dell’informazione in rete” che permisero al governo di manipolare il flusso di notizie che arrivava a cittadini sempre più ignoranti, tutto il malcontento fu sapientemente diretto all’esterno e culminò con il referendum del 2016 pomposamente chiamato “per la riconquista dell’autodeterminazione nazionale”, vinto dai si con una maggioranza del 95% circa, con il quale l’Italia si staccò dal consesso di nazioni allora chiamato Europa Unita.
I più lungimiranti tra gli italiani abbandonarono il paese prima del referendum: nella sola settimana antecedente, le cronache registrano un flusso di circa 3 milioni di profughi che all’indomani del referendum chiesero asilo politico nei rispetti paesi di arrivo; ma negli anni precedenti circa 5 milioni di persone (prevalentemente giovani) abbandonarono il paese ormai alla deriva.
All’indomani del referendum, l’Italia chiuse le frontiere per impedire ulteriori flussi migratori, espulse immediatamente tutti gli stranieri (o almeno quelli che erano stati tanto pazzi da rimanere) e tornò a battere moneta propria… si, sono quei pezzi di carta che avete davanti: scordatevi l’identificazione biometrica e familiarizzatevi con essi, perchè sarà l’unico modo di pagare che avrete quando saremo di là.
Le tensioni sociali dovute al forte ed improvviso impoverimento a seguito del referendum condussero al disfacimento della Repubblica Italiana che, nel 2030, si divise in quattro Signorie: la Padania dell’Ovest, la Padania dell’Est (ma loro preferiscono il nome di Signoria di San Marco), la Pianura Romana e le Due Sicilie (non chiedetemi il perchè del nome, visto che di Sicilia ne hanno solo una!). La Sardegna, che pure faceva parte dell’Italia, all’indomani della divisione chiese l’annessione a quella che era la Francia, che fu felice di accordargliela, e tornò per sua fortuna a far parte del mondo civilizzato senza aver sofferto di danni irreparabili.
Il governo di ogni Signoria è affidato ad un Governatore  – il titolo solitamente viene tramandato di padre in figlio – che viene coadiuvato da una serie di Amministratori, Dirigenti, Funzionari, Commissari, Coordinatori e Impiegati i quali formano una classe burocratica che è, di fatto, l’unica forma di “industria” attualmente attiva nel paese. Anche questi ruoli si tramandano per via familiare.
Il resto degli abitanti è diviso in corporazioni. Avremo modo sicuramente di interagire con la corporazione degli Albergatori e dei Contadini; di sicuro non entrerete in contatto con quella dei Medici (in caso di bisogno, verrete evaquati dal nostro Rescue Team e curati qui, non preoccupatevi). Ci sono poi le corporazioni dei Commercianti, degli Avvocati, dei Panettieri… insomma, chiunque abbia la fortuna di avere qualcosa da fare fa parte di una corporazione e trasmette il diritto al proprio figlio primogenito (o al marito della figlia primogenita). I figli successivi, quando sopravvivono, devono arrangiarsi: sposando la figlia di qualcun’altro oppure combattendo (letteralmente) per occupare quei posti lasciati liberi da chi non ha avuto figli o figlie. Le Ordalie, così chiamano gli incontri, si tengono annualmente e sono una delle principali attrazioni turistiche, nonchè il principale evento televisivo: la nazione si ferma letteralmente durante i giochi! Sfortunatamente, non sono previste nel corso del nostro Safari!
Chi non fa parte di una corporazione si arrangia come può!
All’inizio del XXI secolo l’Italia contava 60 milioni di abitanti. Oggi non abbiamo dei numeri certi, ma le ultime stime danno una popolazione di circa 20 milioni di persone, con un’aspettativa media di vita alla nascita di 60 anni circa, contro i nostri 150. Questo grazie al fatto che gli italiani rifiutano i nostri vaccini geneticamente modificati anzi, ogni forma di vaccino in generale; il che ha portato alla recrudescenza di malattie da noi ormai debellate. Vi basti pensare che, ogni anno, muoiono di semplice influenza circa 100.000 persone!
Ovviamente voi non correte alcun pericolo, visto che siete adeguatamente protetti dai nostri vaccini! Dovrete però prestare attenzione alle condizioni igieniche, che troverete precarie! Se vi viene offerto del cibo, tuttavia, ricordate che rifiutarlo è considerato un insulto e gli italiani non tollerano di essere insultati: quindi fate buon viso e mangiate!
E veniamo alle tecnologia!
Scordatevi internet! Il paese fu tagliato fuori da internet nel 2025, a seguito delle leggi sul controllo dell’informazione. In ogni caso oggi la maggioranza della popolazione non saprebbe nemmeno come utilizzarla: sono ancora fermi alla posta elettronica!
La tecnologia fu contingentata: per possedere un cellulare bisogna avere un permesso governativo ed il possesso non autorizzato è punito dalla legge. E questo vale anche e soprattutto per gli stranieri, quindi non cercate di portare terminali di contrabbando. Vi forniremo delle macchine fotografiche digitali di vecchia generazione: quelle olografiche sono sconosciute e il governo non vede di buon occhio che il popolo venga a conoscenza di tecnologie non autorizzate.
Ovviamente non ricevono i nostri segnali televisivi, soprattutto da quando siamo passati all’olovisione. Ma anche prima, i loro televisori potevano ricevere solo i segnali criptati di origine governativa e chi ne manometteva uno era passibile della pena di morte.
Di contro, la loro tecnologia militare è sufficientemente avanzata da permettere loro il controllo del territorio: non tanto nei nostri confronti, che non abbiamo alcun interesse visto che il paese non possiede nulla che ci possa interessare, quanto nei confronti dei suoi stessi cittadini. Un cordone di sicurezza lo isola dal resto del mondo e mentre una volta i loro sforzi erano tesi a tenere fuori gli immigrati che cercavano di entrare, oggi tendono a respingere coloro che cercano di abbandonare il paese. Ovviamente noi accogliamo a braccia aperte tutti i disgraziati che riescono a sfuggire e diverse volte le nostre pattuglie hanno aperto il fuoco in difesa di barconi di disperati che cercavano di raggiungere la Sardegna.
Oggi il paese è considerato una riserva, in ossequio alla nostra Prima Direttiva di Non Ingerenza. Non fa parte delle Nazioni Unite, anche se di tanto in tanto alcuni suoi rappresentanti si fanno vivi alle riunioni, senza peraltro capire molto di quello che viene detto.
Dovete stare anche molto attenti alle manifestazioni religiose. L’Islamicesimo è di fatto sconosciuto! Quando il Papa – così si chiamava il capo dell’allora chiesa cattolica – fuggì da Roma nel 2020 per rifugiarsi ad Avignone, alcuni cardinali diedero origine ad uno scisma. La Chiesa Scismatica di Roma, ovviamente, non si è mai unita all’Islamicesimo e di fatto il Cristianesimo è ancora la religione più diffusa. Anzi, è di fatto obbligatoria, e l’inosservanza dei dogmi viene punita dalla Sacra Inquisizione mediante il rogo dell’eretico sulla pubblica piazza! Se saremo fortunati, potremo assistere ad un rogo ma vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che gli italiani prendono molto seriamente i loro riti pagani, quindi cercate di non farvi mettere in cima alla pira, perchè potrebbe essere molto difficile venire a salvarvi!
Lo so, è un paese barbaro e incivile, ma è proprio questo che lo rende tanto affascinante e che ve lo ha fatto scegliere come meta per le vostre vacanze. Seguite con impegno le lezioni dei miei ragazzi, qui, e non avrete nulla da temere! Anzi, sarà sicuramente l’esperienza più interessante ed eccitante della vostra vita.
Adesso vi lascio. Buon addestramento e arrivederci in Italia tra una settimana!”

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Femminicidio

Caro Presidente,

si fa un gran parlare, in questi giorni, di “femminicidio”. Non passa giorno che un articolo di giornale o un blog non mi sbatta in faccia il mio essere uomo e quindi, in quanto tale, bestia immonda sempre pronta a molestare, mobbare, stalkare, violentare e infine uccidere qualsiasi essere di genere femminile abbia la sventura di attraversarmi la strada, a cominciare ovviamente da mia moglie e mia figlia!

Ora, se c’è una cosa che gli anni passati in Italia mi hanno insegnato, è che quando sui giornali si parla troppo di qualcosa generalmente poi dietro non c’è molto di cui parlare. Per cui mi sono chiesto: cosa c’è dietro questo fenomeno? E’ reale? Veramente in Italia noi uomini siamo così bestie? E allora ho cominciato a cercare i numeri, che sono l’unica cosa che dovrebbe contare quando si parla di statistiche (sempre che non se ne parli all’italiana, ossia alla pene di segugio!).

La prima domanda che mi sono posto, quindi, è stata: “che cosa si vuole misurare”? Cos’è esattamente un “femminicidio”? Allora, stando a wikipedia

Il termine femminicidio si riferisce all’uccisione di una donna in quanto appartenente al genere femminile e relativo alla violenza maschile alle donne in generale.

La prima cosa che salta all’occhio in questa definizione è la sua ambiguità. Da un lato si dà una definizione estremamente precisa di femminicidio; poi la si allarga a dismisura con una postilla tanto lasca quanto la prima era precisa. In questo modo, posso giocare facilmente con i termini e tirare in ballo praticamente tutto quello che mi pare.

Perchè “uccisione di una donna in quanto appartenente al genere femminile” è dannatamente preciso: non per rapina, per violenza, per vendetta… no! Secondo questa definizione, per esserci femminicidio, io devo ammazzare una donna SOLO PERCHE’ DONNA!
E’ chiaro che secondo questa definizione il femminicidio non esisterebbe nemmeno, perchè quanti potranno mai essere i pazzi che se ne vanno in giro ammazzando donne solo perchè donne? Voglio dire, uno che facesse una cosa del genere non sarebbe nemmeno un criminale ma chiaramente un pazzo… da rinchiudere e gettar via la chiave, ma pur sempre un pazzo!
Però la definizione è fottutamente evocativa. Voglio dire: se fossi donna E femminista, poter affermare di essere in pericolo per il solo fatto di essere donna sarebbe una bella carta da giocare. Come controbatti ad una cosa così? E’ la classica affermazione “perché si”!
Però, cazzo, non ci sono i numeri… e allora “e relativo alla violenza maschile alle donne in generale“. E voilà! Mettiamoci dentro tutto! Secondo questa postilla, ogni volta che un uomo tocca una donna a prescindere dal motivo si tratta di femminicidio! E a volte non la deve nemmeno toccare, secondo le ultime definizioni di violenza!

Per come sono fatto, già la definizione puzza di dadi truccati lontano un miglio! Perché non so voi, ma su wikipedia io non sono riuscito a trovare la definizione opposta: “dicesi maschicidio l’uccisione di un uomo in quanto appartenente al genere maschile e relativo alla violenza femminile sugli uomini in generale“. Dove, ad esempio, contare i casi di donne che picchiano i figli maschi, o i mariti, o fingono uno stupro inesistente, o denunciano finte violenze durante un divorzio… E non venitemi a dire che sono cose che non esistono, perché mentireste sapendo di mentire! Magari non saranno numericamente comparabili, ma se non fai le misure non lo saprai mai!

Perché, se tu voi misurare il tasso di “femminicidi” DEVI confrontarlo con il tasso di “maschicidi” e se per caso scopri che i due fenomeni sono equivalenti prendi la tua coda, te la metti tra le gambe e te ne torni a casa a fare la calzetta! Non puoi contare solo un fenomeno: essendo uomini e donne due gruppi sociali sostanzialmente paritari e mutualmente interagenti, per capire se c’è prevaricazione di un gruppo sull’altro devi contare i casi di prevaricazione in entrambe le direzioni!

I numeri, quindi! Stando alla definizione, bisogna cercare i casi di violenza commessa da un uomo su una donna (a prescindere dal movente) e poi confrontarli col numero di violenza di segno opposto (donna ->; uomo) e col numero di violenze in generale (donna ->; donna e uomo ->; uomo). Ma c’è un problema: alcuni “reati” sono simulabili e simulati! Sarò brutale e farò incazzare molte donne, qui, ma non è detto ad esempio che tutte le volte che una donna grida allo stupro poi lo stupro ci sia sul serio! Si, lo so, è comodo prendere la denuncia per buona, ma così non vale! E d’altro canto esistono anche casi di violenze non denunciate! Una statistica su queste basi sarebbe troppo falsata.

No! L’unico reato per forza di cose non falsificabile e sempre denunciato è l’omicidio. Quindi, ho deciso di restringere il campo di ricerca ai soli omicidi!

E qui nascono i problemi: in rete questi numeri non ci sono! Ministero dell’Interno: niente! Polizia: niente! Istat: niente! L’unica ricerca che conteggia gli omicidi la fa la Eures e se la fa pagare! Google: niente!

Ma allora, se non ci sono dati “ufficiali” disponibili queste i numeri da dove li pigliano? Perchè, al solito, citare le fonti pare brutto quando fai una ricerca che dovrebbe essere quantitativa: hai visto mai che poi qualcuno ti sputtana!

E allora ripartiamo da wikipedia, Collegamenti Esterni:Giuristi Democratici, “Violenza sulle donne: parliamo di femminicidio“… diamo un’occhiata! E cominciamo bene: fin dalla premessa vediamo che gli estensori sono una giornalista (che sul femminicidio ci ha scritto un libro!) e delle avvocatesse! Tutte donne (alla faccia della parità) e tutte digiuno di numeri! Proseguiamo meglio: “La prima causa di morte delle donne in Europa e nel mondo non sono gli incidenti stradali, i tumori, la fame o l’AIDS, ma è l’omicidio.”!

Boom! Ora, magari è pure vero, ma se fai un’affermazione del genere poi vicino ci metti dei numeri e pure belli robusti, perchè l’affermazione è pesante! Non è che se io affermassi che il QI medio di un avvocato è inferiore a quello di un macaco albino del borneo direi una cosa per forza vera… a meno di non misurare il QI del macaco in questione o di citare uno studio che abbia misurato quello del macaco e dell’avvocato quadratico medio!

Proseguiamo. “vi è un termine comune tra tutti questi omicidi, il fatto che la vittima sia donna. E questo, spesso, viene calcolato come elemento secondario rispetto al fatto, alla violenza, alla morte. Femminicidio è un termine politico.“. Ora:

1) se tu guardi solo ad omicidi in cui le vittime sono donne troverai una strana coincidenza: tutte le vittime sono donne! Per qualche strano motivo, questa ovvietà non appare tale ad una o più avvocatesse, il che non fa altro che rafforzare la mia disistima dell’apparato leguleico italico;
2) il fatto che la vittima sia donna è assolutamente secondario rispetto al fatto, alla violenza alla morte. Perchè un uomo ammazzato da un uomo, o un uomo ammazzato da una donna, o una donna ammazzata da una donna è assolutamente morto esattamente come una donna ammazzata da un uomo! In fondo, non sono io che ciancio di parità!
3) Femminicidio è un termine politico. Forse l’unica cosa sensata di tutto il lavoro!

Leggetevelo! 85 pagine di nulla socio-antropologico, senza un solo numero, una sola tabella, un grafico! Un lavoro dove più volte ci si lamenta che non esistono dati ma poi si citano dati sempre ed invariabilmente presi da fonti di parte! Insomma, da un punto di vista statistico (l’unico che dovrebbe contare!) UN NULLA COLOSSALE!

Vabbeh, tempo perso. Proseguiamo col documento successivo: Casa delle donne per non suibire violenza, Uomini che uccidono le donne: indagine sul femicidio in Italia. I dati del 2011 . Ok, il documento è fatto da un centro antiviolenza, quindi sarà per forza di cose di parte, ma almeno ci troverò un po’ di numeri. O no? No!

Premessa: la ricerca nasce nel 2005 perché “in Italia il numero delle donne uccise non viene rilevato da nessuna statistica ufficiale, né a livello nazione né a livello locale” e per “dimostrare come in Italia le donne muoiano a causa della violenza maschile e come tali delitti non siano il frutto di raptus criminali, ma abbiano invece a che fare con la relazione di genere”. Secondo loro “il lavoro si è dimostrato efficace […] perchè ha permesso di attirare l’attenzione sul tema da parte dei mezzi di comunicazione mainstreaming, che cominciano a nominare il fenomeno come femicidio, neologismo che abbiamo contribuito a divulgare e che svela la natura di queste uccisioni nella loro dimensione sessuata e nel loro essere commesse nei confronti di donne in quanto donne“.

Quindi:

1) La ricerca nasce perchè non ci sono dati (!) e…
2) … per dimostrare che gli uomini ammazzano le donne in quanto donne
3) La ricerca ha successo non perchè finalmente mette in fila dei numeri che prima non c’erano, ma perchè i media mainstream cominciano a parlare di femminicidio!

Verrebbe voglia di smettere di leggere, ma stasera mi sento vagamente masochista! Blablabla, nessuno ci si caga, blabla, gli uomini ammazzano le donne, blabla, nota metodologica, blabla… aspé… Nota metodologica? Bingo! Vediamo un po’ come hanno preso questi dati!

La presente ricerca riporta tutti i casi di femicidio avvenuti in Italia nel corso del 2011 a partire dalla cronaca della stampa locale e nazionale. Con femicido si intendono tutte le uccisioni di donne avvenute per motivi di genere, quindi a prescindere dallo stato o meno di mogli.
[…]
Gli autori dei delitti considerati sono uomini: ex/mariti, ex/fidanzati, ex/conviventi, padri, fratelli, figli, nipoti, conoscenti quali per esempio vicini, amici, generi, nonni, cognati, oppure estranei o clienti nel caso di uccisione di prostitute.
[…]
Per l’indagine sono state consultate molteplici fonti: agenzie di stampa, quotidiani locali e nazionali, agenzie o quotidiani on–line, chiaramente con controlli incrociati rispetto notizie p.e. Trovati su siti o altre notizie non originali.
I dati ricavati, che vengono riportati in sintesi, rimanendo fedeli alla struttura, al “taglio” e al linguaggio dell’articolo originario, sono stati integrati per le informazioni mancanti utilizzando la rete e in particolare il motore di ricerca “google”.

Quindi:

1) Per dimostrare che il numero di donne uccise da uomini è al di sopra della media (di cosa, cazzo, la media DI COSA?) vanno a spulciare i giornali alla ricerca di tutti i casi di donne uccise da uomini E SOLO QUELLI!
2) Gli autori SONO UOMINI E SOLO UOMINI
3) Per l’indagine abbiamo letto i giornali e cercato su google!

Non so a voi, ma a me è passata la voglia di leggere a questo punto. Voglio dire, se tu prendi in considerazione SOLO i casi di uomini che uccidono donne in ambito familiare che tipo di risultato ti aspetti? ESATTAMENTE QUELLO CHE STAVI CERCANDO!
Quindi i casi sono due:

1) Non sai quello che stai facendo
2) Sai esattamente quello che stai facendo e lo fai lo stesso

In entrambi i casi, la tua opinione è falsata (dalla stupidità nel primo caso, dalla malafede nel secondo) e mi interessa quanto la composizione chimica delle feci del macaco albino del borneo! Cioè NIENTE, nel caso faticassi a comprendere l’allusione!

Anche perchè nel 2011 non è vero che non esistessero dati ufficiali. Erano un po’ vecchi ma c’erano: parlo del rapporto 2006 sulla criminalità del ministero dell’interno .

E’ vero, è un po’ datato ma essendo l’unica fonte di dati ufficiali che ho trovato, mi devo accontentare. Del resto, la ricerca qui sopra era partita nel 2005, quindi nel 2006 qualcosa dovrebbe pure emergere, no?

Andiamo alla sezione IV: Omicidio Volontario.

Allora, gli omicidi sono divisi in due categorie: comuni (furto, rapina, violenza, etc.) e organizzati (mafia, ‘ndrangheta, etc.). Ovviamente ci interessano i primi, perchè insomma dai, non è che la mafia se ne va in giro ad uccidere donne no?
I dati vanno dal 1984 al 2006, divisi per Nord, Centro, Sud, Città CentroNord e Città Sud.
Analizzano ambiti e circostanze, esito dell’indagine e caratteristiche di vittima ed autore quali il genere e l’età.
Alla faccia del “non ci sono dati”… magari se avvessero chiesto glieli avrebbero pure dati, ma poi come faccio ad inventarmi una cosa che non esiste?

La lettura è estremamente interessante, vale la pena anche se sono dati vecchiotti. Vediamo però di estrapolare qualche dato di nostro interesse.

Tabella IV.3 + Grafico

Tab. IV.3. Numero di omicidi per tipo di criminalità.
Anni 1992-2006
Anno Criminalità
Organizzata
Lite-rissa
futili motivi
Furto
Rapina
Famiglia
Passioni
Altro Totale
1992 340 105 120 97 779 1441
1993 158 140 102 106 559 1065
1994 181 129 101 96 451 958
1995 281 139 111 110 363 1004
1996 284 93 94 123 351 945
1997 247 90 117 121 289 864
1998 244 122 72 118 323 879
1999 181 136 64 153 276 810
2000 174 91 57 157 270 749
2001 163 98 47 193 206 707
2002 125 97 36 211 173 642
2003 160 109 28 207 215 719
2004 203 109 47 184 168 711
2005 139 77 53 157 175 601
2006 121 69 53 192 186 621
Fonte: elaborazione su dati Dipartimento della P.S..

Allora, effettivamente da questi dati emerge che gli omicidi avvenuti in ambito famigliare/passionale sono aumentati nel periodo, in controtendenza rispetto alle altre tipologie. La ricerca analizza quindi il rapporto autore/vittima per questa tipologia negli anni 2001-2006 (alla faccia del fatto che alle autorità non interessava niente, eh?):

Tabella IV.4

Tab IV.4 Rapporti di parentela autore/vittima
in ambito familiare (%) anni 2001-2006
Rapporto di parentela omicida/vittima Sesso della vittima
Femmina Maschio
Coniuge, convivente, fidanzato 62,9 26
Padre, madre 7,4 25,1
Figlio 14,5 18,2
Nonno, zio, fratello, cugino, nipote 5,6 17,2
Relazioni (sentimentali – extraconiugali) 3,8 10,3
Altro 5,9 3,1
Totale 100 100
Fonte: elaborazione su dati Dipartimento della P.S.

Effettivamente, quando a commettere l’omicidio è il coniuge, convivente, fidanzato, le donne sono vittime 3 volte più dell’uomo. Ma attenzione: in tutti gli altri casi è vero il contrario. Addirittura, nel caso delle relazioni (sentimentali – extraconiugali), gli uomini sono vittime 3 volte più delle donne!
Quindi, ripetiamolo: negli omicidi consumati in ambito familiare, le donne sono vittime preferenziali solo quando l’omicida è il partner. In tutti gli altri casi è l’uomo ad avere una probabilità tripla di finire ammazzato!

Vediamo ora le vittime di omicidio tra 1992 e il 2006 divise per genere:

Tabella IV.11

Tab. IV.11. Vittime di omicidio volontario secondo il genere e l’età(*). Anni 1992-2006
Valori percentuali
1992-1994 1995-1997 1998-2000 2001-2003 2004-2006 Totale
Femmina 15,3 17,8 22,6 21,8 26,6 22,3
Maschio 84,7 82,2 77,4 78,2 73,4 77,7

Vale la pena riportare qui le conclusioni dei relatori della ricerca:

È condivisa l’idea che determinate condizioni di “debolezza”, dovute al sesso femminile o all’età avanzata, aumentino la vulnerabilità e quindi la probabilità di essere vittimadi un reato violento come l’omicidio.
Al contrario, dai dati emerge che più frequentemente le vittime di omicidio sono maschi,fino ad un massimo di 8 soggetti su 10 tra il 1992 e il 1997. Negli anni più recenti la quota di vittime donne è leggermente aumentata, e in tutto il periodo rappresentanocirca un quarto sul totale delle vittime di omicidio. Questo è dovuto probabilmente ad un aumento degli omicidi all’interno della sfera familiare e amicale, nonché ad unamaggiore presenza femminile in tutti i settori lavorativi e di relazione.

Giova ripetere anche qui: i maschi rischiano tre volte più delle donne di finire ammazzati, anche se c’è stato un leggero incremento delle vittime donna dovuto all’aumento dei delitti in ambito familiare.

Se poi guardiamo alla composizione degli autori di omicidio (tabella IV.14 nel pdf), emerge che nel periodo 1992-2006 il 92.9% degli omicidi sono stati commessi da uomini, anche se il numero di quelli commessi da donne aumenta dal 5.1% del 1992-1994 al 8,3% del 2004-2006. Alla faccia delle pacifiche vittime, eh?
Comunque, tenete a mente questo dato: il 93% degli omicidi è commesso da uomini!
Perchè questo dato è importante, a mio avviso? Perchè se fai una ricerca alla cazzo di cane guardando sui giornali i delitti che hanno come vittima delle donne, statisticamente nel 93% dei casi troverai che l’omicida è un uomo! Ma questo non significa che ci sia chissà quale malvagio disegno di genere dietro: stai semplicemente guardando una tessera di un puzzle pretendendo di estrapolare il disegno!

E arriviamo al paragrafo clou: “Autori e vittime, quale relazione?
In questo paragrafo gli autori analizzano le relazioni tra autori e vittime secondo il genere nel periodo 1992-2006.
Prima conclusione: “Quando l’autore di omicidio è maschio compie tale gesto per la maggior parte dei casi ai danni di un soggetto di sesso maschile.“. Alla faccia del delitto di genere! Gli uomini ammazzano nel 93% dei casi e per la maggior parte ammazzano uomini!

Più precisamente (si veda la tabella IV.17 del rapporto):

Donna ->; Donna 32.6%
Donna ->; Uomo 67,4%
Uomo ->; Donna 24,6%
Uomo ->; Uomo 75,4%

Alla faccia del delitto di genere! E’ la donna che, quando ammazza, sceglie preferibilmente un uomo e non viceversa!
Questa affermazione, ovviamente, è fuorviante ma potrei tranquillamente farla se guardassi solo al dato riportato sopra! Che, poi, è quello che fanno le femministe quando parlano di femminicidio: riportano solo dati parziali senza citare le fonti! Ed è quello che a me dà più fastidio e mi porta a non credere alle loro affermazioni!

Comunque, cito dal rapporto: “negli anni la percentuale di autori maschi che commettono omicidio nei confronti di individui dello stesso sesso diminuisce. Nel primo triennio l’80% degli autori maschi uccidevano altri maschi e nel 20% donne, mentre nell’ultimo triennio la percentuale diminuisce di più di dieci punti (il 69,3% dei maschi uccide maschi). Aumentano, di conseguenza, gli episodi in cui l’autore è maschio mentre la vittima è femmina. Nell’ultimo triennio più di un terzo degli autori ha commesso omicidio nei confronti di una donna. Il dato è conforme a ciò che precedentemente avevamo sottolineato: questo mutamento è dovuto al fatto che sono diminuiti gli omicidi commessi nell’ambito della criminalità organizzata mentre, nell’ambito della criminalità comune, sono aumentati quelli consumati all’interno di un contesto domestico o affettivo.
Le donne commettono omicidio soprattutto verso maschi e la quota percentuale rimane abbastanza costante per tutto il periodo considerato. Non bisogna, tuttavia, dimenticareche gli omicidi da parte di autore di sesso femminile sono una minima parte di quelli commessi e solitamente avvengono nei confronti del proprio partner, in ambienti quindi familiari.”

Quindi, ricapitolando: nel periodo 1992-2006

1) Il numero di omicidi consumati in ambito familiare è in aumento, in controtendenza rispetto alle altre tipologie di omicidio. Il che, effettivamente, è sintomo di un problema.
2) In ambito familiare, se l’omicida è il partner, la donna è vittima tre volte più dell’uomo; in tutti gli altri casi però la proporzione si inverte;
3) La percentuale di donne uccise nel periodo è in aumento in conseguenza di due fattori concomitanti: (a) la diminuzione dei delitti organizzati e (b) l’aumento dei delitti in ambito familiare. Il che è matematicamente ovvio, ma non implica a mio avviso che sia in atto una mattanza delle donne!
4) Nel 93% dei casi ad uccidere è un uomo e sceglie un altro uomo. Quando ad uccidere è una donna, di solito sceglie un uomo!
5) Effettivamente nel periodo è aumentato percentualmente il numero di uomini che uccidono donne: vedi punto (3)!

Quindi, è lecito dire che nel periodo 1992-2006 si registra un incremento di omicidi di donne commessi da uomini. E’ altrettanto vero che le donne hanno contribuito ad aumentare il numero dei delitti in ambito familiare (visto che loro operano prevalentemente in quell’ambito), passando dal 5.1% all’ 8,3% del totale dei delitti commessi. Quindi, in parte, l’incremento è anche colpa delle donne!
E, se è vero che quando è il maschio ad uccidere in famiglia sceglie una donna, è anche vero il contrario… come appare ovvio, visto che parliamo di delitti all’interno di una coppia! Da qui a gridare che “gli uomini ammazzano le donne” il passo è bello lungo!

192 delitti nel 2006, a fronte di 55.000.000 di abitanti, fanno lo 0,000384%… non esattamente una mattanza. E bisogna considerare che in quel numero non ci sono solo donne!
Bisognerebbe farlo scendere? Ovviamente si! Ma non è certo ricorrendo a distinzioni di genere e punendo il “femminicidio” più del “maschicidio” che si ottiene lo scopo. E’ dell’omicidio che bisognerebbe parlare! Del ricorso alla violenza come soluzione dei conflitti, da parte dell’uomo come da parte della donna!
Perchè, alla fine della fiera, quando sei morto sei morto allo stesso modo, uomo o donna che tu sia, indipendentemente da chi ti ha ammazzato e perchè! E a ricordarsene di più dovrebbero essere proprio quelle che vanno in giro a riempirsi la bocca di “parità” mentre in realtà cercano solo comode scorciatoie per la loro nullità.

Ecco, nel loro caso ammetto che sarei portato ad usare la violenza: un sano calcio in culo e via. Ma non in quanto donne eh, in quanto macachi albini del borneo! Sarebbe un “macachicidio” insomma.

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Perchè sono notav

Caro Presidente,
è un po’ che non le scrivo. Un paio d’anni, in effetti, è qualcosa più che “un po’” ma sa com’è: ero occupato a sopravvivere!
Sopravvivere, oggi, in questo nostro paese è un lavoro duro, che porta via tutte le energie e ti fiacca a poco a poco e ti fa desiderare che quel doloretto che ogni tanto senti dentro il petto possa essere qualcosa di veramente serio, in grado di fare quello che sai di non avere il coraggio di fare.
E poi, diciamocelo, a che pro cercare di parlare con chi non ti vuole sentire? Perché è questa la verità: a voi la nostra opinione non interessa per niente. Se decidete che una cosa deve essere fatta, non vi chiedete cosa ne sarà della gente che la vostra decisione dovrà subire.
Dite sempre che lo fate per il bene del paese, come se questo potrà mai essere di alcuna consolazione per chi si vede costruire una centrale ad 1km da casa e ne dovrà respirare le polveri per gli anni a venire; oppure per chi si vede espropriare terreni aviti per farci passare sopra un treno. E se osano protestare, giù manganellate “così imparano che coi violenti non si tratta” .
Peró mi perdoni, signor Presidente: se con i violenti non trattate e quelli pacifici gli ignorate, con chi parlate? E no: i politici non contano! E nemmeno i faccendieri e gli affaristi, mi dispiace!
Vede, signor Presidente, io mi ritengo una persona pacifica: nella mia vita non ho mai fatto a botte con nessuno, neanche da piccolo; mai mi sognerei di usare la violenza per dirimere una controversia, prova ne sia che sto qui a scrivere una lettera che mai nessuno leggerà invece di cercare su internet “come costruire una bomba e farla franca”. Io sono una persona pacifica, ma anche quelli come me se messi all’angolo e vessati e privati di ogni speranza prima o poi si incazzano e reagiscono.
E che voi vi stupiate della semplice verità che la gente si ribella se si sente vessata non rende la ribellione meno vera.
Io non sono convinto che la tav sia cosa buona e giusta. Non in un paese dove tutti i giorni i pendolari impiegano per coprire pochi km le stesse ore che impiegherebbero con la tav a fare Milano-Parigi! Non in un paese dove le strade che si percorrono tutti i giorni sono ormai degne di ospitare una Parigi-Dakkar (morto incluso)! Non in un paese nel quale ci sono comuni che non hanno e non avranno mai non dico la fibra ottica ma nemmeno l’ADSL! Sono convinto, e come me tanti altri, che esistano modi migliori di impiegare quei soldi. Modi che farebbero felice la gente invece di farla arrabbiare. Potrei anche sbagliarmi, ovviamente, ma non potrò mai saperlo perché Lei non è più disposto a parlare con me altro che con i manganelli. Lei non è più in grado di convincermi con le parole, visto che sono ormai vent’anni che alle sue parole non seguono mai i fatti: parla di bene comune e scopro interessi privati; parla di moralità e vedo mignotte; parla di equità e vedo privilegi. Signor presidente, io oggi non sono convinto che la tav sia buona proprio perchè Lei ne sostiene con tanta violenza la necessità!
In un paese sano io non dovrei pormi il problema se stare con il manifestante o con il carabiniere “pecorella” e il fatto che dovendo scegliere ultimamente mi senta più vicino al manifestante un po’ mi spaventa.

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Quando il cretino indica la luna…

Caro Presidente,

ho letto oggi questo post di Gilioli in cui riporta il racconto fattogli da Raisi su come sia scoppiata la rissa alla Camera.

Ora, posto che per motivi di lavoro sono giorni che non guardo un telegiornale, cosa che sta facendo un gran bene al mio fegato, registro che:

racconta Raisi, «io me ne stavo tutto tranquillo a rispondere a dei messaggi su Facebook quando Martinelli si è preso la mia tessera», quella che serve per il voto elettronico. A quel punto, «molto esagitato», il Martinelli «ha lanciato la scheda per aria, facendola finire per terra»

Tralasciando il fatto che  giochetti tipo “ti lancio la gomma per aria per ripicca” li fa mio figlio in prima elementare, venendo poi da me cazziato regolarmente,vorrei tanto che qualcuno spiegasse al tipo in questione che nel mondo reale, quello in cui si viene pagati 12,50 €/h in regime di partita iva, essere beccati dal padrone a “rispondere a dei messaggi su facebook” durante l’orario di lavoro comporterebbe l’immediata defenestrazione. Figuriamoci fare a botte con i colleghi!

Capisco che defenestrare i tipo sia proposito inattuabile, dato che i loro culi sono ormai saldati al costoso cuoio delle poltrone e rovinare le suppellettili in tempi di crisi non è il caso, ma non si potrebbe dargli almeno un paio di sani ceffoni educativi?

Veda un po’ Lei se può fare qualcosa. Grazie.

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Quando la terra trema sotto i piedi

Caro Presidente,

io sono uno scienziato. Beh, quasi. Diciamo che ho passato una decina d’anni a studiare da scienziato, per cui la mia forma mentis è ormai quella di chi guarda qualcosa e si chiede: “perché?”, e grazie a Dio ho studiato in una scuola nella quale gli insegnanti erano ancora autorizzati a fornirmi anche gli strumenti per cercare una risposta.

Quindi diciamo che sono ragionevolmente sicuro che non sia possibile predire un terremoto, perché di solito gli scienziati, quando fanno una scoperta, lo dicono (normalmente dopo averla brevettata): per sottoporla al vaglio di altri scienziati, per assumersene la paternità, per godere della fama e, perché no, magari per vincere il premio Nobel.

Ora, io non ce lo vedo uno scienziato che scopre come predire un terremoto starsene zitto. Non dire che, genericamente, all’Aquila ci sarà un terremoto (quello sono capace anch’io). No, predire proprio la data e l’ora, con un margine di più o meno ventiquattr’ore toh; E farlo ripetutamente, azzeccandoci (quasi) sempre. Perché è questo che dovrebbe fare uno scienziato che dica di saper predire un terremoto. Un tipo così sarebbe ricco, oltre che famoso, e secondo lei se ne starebbe zitto senza urlarlo ai quattro venti?

Quindi, quando ho letto che il procuratore dell’Aquila aveva indagato per omicidio colposo i vertici della protezione civile per non aver saputo predire il terremoto ho fatto un bel salto sulla sedia. “E’ questa la gente in mano a cui siamo?” mi sono chiesto, “Gente che non capisce una mazza e indaga a casaccio sprecando i soldi dei contribuenti?”.

Per quale motivo non ha invece accusato di omicidio volontario chi ha costruito case senza rispettare i criteri antisismici, chi ha messo acqua di mare nel cemento, o chi al posto del cemento ha messo direttamente la sabbia? Quelli si, che avrebbero potuto salvare delle vite. Allora si, che la protezione civile avrebbe avuto qualcosa da dire agli aquilani. Avrebbe potuto dire: “State tranquilli. Un terremoto arriverà. Non possiamo dirvi quando perché quello solo Dio lo sa. Ma possiamo dirvi che le vostre case sono costruite nel modo migliore possibile e resisteranno ad un terremoto di intensità leggermente inferiore al giudizio universale, come in Giappone, avete presente? Assicuratevi di non avere oggetti che possano cadervi in testa, perché quello è il rischio maggiore che correte”.

Detto questo, tanto per chiarire come la penso sul signore in questione che, secondo il mio modesto ed inutile parere, andrebbe cacciato a calci in culo seduta stante, mi lasci anche dire che non è il primo e non sarà l’ultimo in questo nostro paese a fare e dire minchiate. C’è anzi chi ne spara di maggiori. Ad esempio ascolti questa:

Non lo so: a Lei non sembra vagamente ricattatorio il tono che usa? Qualcosa tipo: “Ma che fate, mi indagate gli amici? E allora io, per ripicca, gli dico di smettere di fare il loro lavoro”. Meno male che la Protezione Civile, quella con le iniziali maiuscole, è cosciente di avere il rispetto, l’ammirazione e la gratitudine non solo degli aquilani ma di tutti gli italiani.

Però resta il tono ricattatorio di un primo ministro; restano le accuse alla magistratura di abrogarsi le leggi che non le piacciono con la complicità della Corte Costituzionale, glissando sul fatto che se magari quelle leggi non fossero contro la Costituzione nessuno potrebbe abolirle e magari Lei, per una volta, non sprecherebbe inchiostro prezioso.

Resta un premier che si permette di dire al Parlamento, che in teoria dovrebbe controllarne ed approvarne l’operato, come votare un provvedimento blindato, un provvedimento che metterà un bel bavaglio ai blogger (e va bene: se molti di noi stessero zitti non cambierebbe molto), ai giornalisti (quei pochi che sono rimasti) ma soprattutto ai giudici. Fini adesso è contento dei cambiamenti (pfui!) e dirà ai suoi di votare compatti. Ha ragione Gilioli: questi sono adolescenti ribelli che tornano a casa per cena.

Ma sono comunque meglio degli adolescenti che da tavola non si sono mai alzati!

Debora, queste io le chiamo prove tecniche di regime. Ha una maggioranza schiacciante, che comanda a bacchetta e che quando è necessario abbassa la testa e vota. Intanto smonta pezzo per pezzo le infrastrutture culturali che permettono a gente come me e come te di vedere dove stiamo andando a parare, facendoci terra bruciata intorno. Mia madre, tanto per dire, mi chiede un giorno si e l’altro pure perché ce l’abbiamo tanto con lui, ed è una che il fascismo l’ha vissuto. E li hai sentiti gli applausi di sottofondo? C’è gente che lo applaude quando dovrebbe fischiare!

Diciamo le cose come stanno: a questi della minoranza non gliene frega una beneamata. Il bene del paese non sanno nemmeno cosa sia, e anche se lo sapessero non coinciderebbe con il loro e quindi ciccia.

E allora ti chiedo, come esponente di primo piano del PD: che ci state a fare ancora in questo Parlamento? Qui c’è bisogno di un gesto forte, che faccia scalpore, che faccia riflettere sul serio e risvegli le coscienze. Dimettetevi in massa, tutti quanti, rifiutatevi di stare al suo gioco. Destituitelo destituendo voi stessi: abbiate il coraggio di mettervi davvero alla testa di una rivoluzione; gridate che il re è nudo e fate in modo che chi voglia possa sentirvi e seguirvi.

Continuando a cercare un dialogo non fate altro che stare al suo gioco, fornendogli un alibi ed alimentando la cortina fumogena con la quale sta nascondendo agli italiani la realtà: che ormai siamo già in un regime mediatico, che si regge sulla manipolazione ed il controllo delle informazioni.

Quando la terra ti trema sotto i piedi, tu non stai fermo. Ecco: io sento la terra tremare, ma ancora non vedo nessuno scappare e comincio a temere che molti saranno quelli che rimarranno sotto le macerie e spero che, per ricostruire, non saremo costretti ad affidarci alla solita cricca.

Io, intanto, comincio a pensare a come disobbedire.

Saluti.

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Il re è nudo… ma sono io che sento freddo

Caro Presidente,

Leggo sul blog di Federica:

Io lo vedo che il re è nudo, e vedo pure che non è nemmeno un re, ma un bastardo incapace.
Lo so e lo vedo; ma non posso dirlo.
Posso dirlo solo qui, e alla condizione che la sua/loro identità non sia minimanente individuabile.
Quanto tempo passerà prima che io scoppi?
Me lo domando da tanto.
Non ce la faccio più, non ne posso più.
Faccio sempre più fatica a tenere la testa un po’ più alta del mare di merda in cui nuoto.

Non avrei saputo, potuto o voluto dirlo meglio. E si trattasse solo del re. E’ tutta la corte ad essere marcia.

Poi c’è Morgan, col suo tentativo di stimolare una riflessione sulla coscienza civile e la necessità di “fare qualcosa”:

tu, cioè tu che stai leggendo adesso, sei attivo di fronte al contesto italiano? Ti alzi, lavori, difendi e nutri la tua famiglia, benissimo, non può e non deve essere altro, ma che cosa fai per la società? Risponditi.

C’è un’unica cosa che possiamo fare: cominciare a nuotare! Giù la faccia e battere i piedi: sollevare schizzi che sveglino chi ci sta intorno e facciano loro capire che non si tratta di cioccolata e che, se vogliono uscirne, devono cominciare a nuotare anche loro.

Non è facile, ma nemmeno impossibile; e qualcuno dovrà pur cominciare!

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Tutti a case

Caro Presidente,

siamo alle solite! C’è bisogno di prendere posizione, una che faccia capire che sono forza di opposizione, ed ecco che dalle magnifiche “menti pensanti” del PD si partorisce l’idea nuova, quella che (ri)accenderà la fiaccola della speranza e guiderà finalmente il partito alla sua epifania (rullo di tamburi): re-introduciamo l’ICI!

se volete i nostri voti, tra tante altre cose di cui dovremo discutere, nella finanziaria ci dev’essere il ripristino dell’Ici, per tutti. Piuttosto che colpire chi guadagna mille e duecento o anche mille e cinquecento euro al mese, e magari ce la fa appena a pagare l’affitto, non è solo più giusto, ma anche economicamente più razionale colpire chi ha una casa di proprietà

E’ “giusto” e “razionalecolpire chi ha una casa di proprietà!

Caro Cundari: io non so chi Lei sia. Sinceramente, prima di oggi non L’avevo mai sentita nominare e non posso che rallegrarmene. Leggo che è direttore di Red TV, che scrive su Il Foglio e su “Left Wing”. Bene! Io non sono nessuno: una scimmia che pigia tasti a caso e, ogni tanto, per pura fortuna, riesce a far scaturire due o tre frasi di senso compiuto.

Mi permetta, tuttavia, ben conscio della mia totale nullità, esporle alcune considerazioni. E’ vero: oggi chi guadagna 1200/15oo euro al mese ce la fa a stento a pagare un affitto! Questo, però, non significa automaticamente che chi l’affitto non lo paga arrivi a fine mese ballando la salsa! Si informi (anche se sono sicuro che un giornalista serio come lei l’avrà già fatto) e scoprirà un universo sconosciuto: i mutui! La gran parte di quei “proprietari”, ché chiamarle famiglie magari vi farebbe venire qualche scrupolo, paga un mutuo ad una banca, e lo farà per tutta la vita. E se smette di pagarlo, si ritrova per strada esattamente come chi smette di pagare un affitto. Anzi, anche più velocemente. Perché per quelli che non pagano l’affitto sareste pronti a chiedere il blocco degli sfratti!

E allora mi spieghi: che differenza c’è tra chi paga un affitto e chi paga un mutuo? Quella che, se passasse la vostra proposta, chi paga un mutuo si ritroverebbe a pagare anche l’ICI!

Non parliamo, poi, di quegli artigiani o piccoli imprenditori che la casa se la sono impegnata per cercare di tenere aperta la propria attività e magari continuare a dare lavoro a qualcuno. Lo so, lo so: di quelli non ve ne frega niente! Sono “sporchi capitalisti evasori”. TUTTI! E quindi, è giusto che schiattino. Fuori dalle loro case! A scavare in miniera. Che vedano cosa significa vivere con poco!

Vuole sapere cosa significa, oggi, essere artigiani? Significa chiudere l’anno con una perdita di €25.000 e sentirsi dire dal proprio commercialista che devo pagare € 2.000 di tasse! E la perdita è reale, perché il lavoro è scomparso! Non ci sono holding alle spalle che drenano i guadagni all’estero per poi farli rientrare con scudi e controscudi. Non variamo yacht da 25 metri… e nemmeno un canotto. Sono anni che non facciamo una vacanza e quest’anno i nostri figli passeranno l’estate in quella casa ipotecata dalle banche (che ci tengono per le palle) e che lei vorrebbe tassare!

Vuole fare una proposta veramente di sinistra? Provo a darle qualche spunto:

1) Che soffrano anche le BANCHE, che tanto hanno avuto dai governi di tutto il mondo in questa crisi e che niente hanno dato in cambio:

a) extra-tassa sui guadagni

b) blocco (per legge) degli espropri delle prime case in cui si vive con la famiglia nel caso in cui non si riesca più a pagare le rate del mutuo. Attenzione: non cancellazione del debito. Sembrerà strano, per un politico che raramente si trova a contatto con una persona onesta, ma la maggior parte degli italiani i propri debiti li vorrebbe ancora saldare!

2) Re-inserimento dell’equo canone con la detassazione totale del reddito da affitto e forte tassazione (altro che ICI) sulle case di proprietà sfitte o, peggio, fintamente abitate in modo da calmierare il mercato degli affitti e dare un po’ di sollievo a chi una casa di proprietà non ce l’ha. Magari ripartire con un piano di nuove case pubbliche non sarebbe male, ma forse questo è un po’ troppo di sinistra, mi rendo conto.

3) Abolizione degli studi di settore. Le tasse le devono pagare TUTTI, ma in PROPORZIONE AL REALE GUADAGNO. Pagare quando non si è guadagnato (e succede) è controindicato per la salute dei testicoli! Questo significherebbe aumentare i controlli (si al redditometro ed all’incrocio dei dati) e punire veramente chi sgarra. Non è ammissibile sentire che si beccano evasori da 96 milioni di euro con i quali si chiude a 20 milioni e poi a me, per 1000 euro, mi togli la casa. Ma va dar via… vabbeh, ci siamo capiti!

4) Requisire le fabbriche ed i macchinari di chi chiude in Italia per aprire all’estero e darle in gestione agli operai (con un investimento iniziale da parte dello Stato) per fare concorrenza a quegli stronzi! Si potrebbe cominciare con la Vynils o, meglio ancora, con Termini Imerese: lo vorrei vedere, dopo, Marchionne minacciare “piani B”! E non mi venga a dire che questo costerebbe troppo, perché non mi risulta che la cassa-integrazione venga via gratis!

5) Cercare di attrarre investimenti esteri, con una forte detassazione degli utili, a patto di impiegare (ove possibile) manodopera italiana. Si, lo so che sembra tanto nazionalistico, ma quando si sta per affogare non si può andare tanto per il sottile!

Come vede, basta impegnarsi un po’, ed anche ad una mente limitata come la mia qualche idea un po’ più a sinistra della sua viene. Certo, sarebbero idee un po’ scomode da esporre per un D’Alema, o un Bersani (non parliamo di un Fassino, che una banca l’avrebbe tanto voluta!). Però dovrebbero essere abbastanza di sinistra da riuscire a far credere all’elettorato del PD (ce n’è ancora?) che siete/siamo un partito che ha a cuore la salute della Nazione e non l’interesse di qualche boiardo.

La sua idea, mi perdoni, mi sembra solo adatta ad innescare la classica guerra tra poveri. E allora, se guerra proprio dev’essere, che almeno sia rivoluzione: pacifica, auspicabilmente!

Cordialmente suo

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