La legge sui biscottini

Caro Presidente,

l’avete fatto di nuovo!

Vi siete riuniti nei vostri alti consessi di soloni paludati, e avete partorito l’ennesimo cetriolo da infilare nei nostri orifizi più sacri. Si, parlo proprio della vostra ricetta per i biscottini. E dico “ricetta” perché sono certo che, quando vi hanno detto che bisognava fare una legge sui cookies, i più internazionali di voi hanno pensato a uova e farina; gli altri, molto più prosaicamente, hanno semplicemente detto: “I che?”

Allora, vediamo se ho capito bene.

(alle anime pure chiedo venia in anticipo ma, come diciamo a Roma, “quanno ce v’ho, ce v’ho!“)

Dato che:

1) Secondo i vostri microscopici cervelli, visto che l’utente medio di siti web è un minus habens dotato di un quoziente intellettivo ad una cifra, bisogna proteggerlo da se stesso;

2) Sia mai che si pensi di istruire qualcuno, in modo da fargli capire che quando qualcuno si offre di vendergli un’autoradio nel parcheggio di un Autogrill, probabilmente lui tornerà a casa con un mattone;

3) Internet è, per definizione, il male assoluto della nostra generazione, causa di tutti i mali e cavallo dei Cavalieri dell’Apocalisse;

avete deciso che, da oggi in poi, tutti coloro che per lavoro o per diletto si ostinano a pensare di essere uomini liberi e, di conseguenza, di avere il diritto di comportarsi come tali, debbano sottostostare al Provvedimento dell’8 Maggio 2014: Individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie!

Secondo tale cumulo di letame, io sarei tenuto a notificare a tutti coloro che capitano sul questo blog (anche per sbaglio!), tutti i dettagli tecnici del funzionamento dello stesso ed a chiedere il loro benestare alla ricezione dei cookies, miei e di terze parti.

Questa cosa deve essere fatta in due modi: con un’informativa breve e con una più estesa, che spieghi per filo e per segno di cosa si parla, a cosa servono, quanti ce ne sono, come sono fatti, come possono fare per disabilitarli.

Cercherò di essere molto “polite” nell’illustrarLe la mia opinione: questa cosa è una cagata pazzesca, peggio della Corazzata Potemkin di fantozziana memoria! Vediamo perché.

Punto primo: alla maggior parte della gente, della propria privacy non frega una beneamata mazza. Parliamo di gente che mette il proprio numero di telefono su Facebook e poi si lamenta quando viene chiamata. Quando gente così invoca più privacy su internet, andrebbe frustata sulla pubblica piazza e privata dei diritti civili, non ascoltata!

Punto secondo: questo fantastico parto podalico di colossali idiozie non risolverà niente. I siti che profilavano prima continueranno a profilare adesso. Quelli che non lo facevano prima, continueranno a non farlo adesso.

Ce li vedo proprio milioni di cittadini che, di fronte ai banner di Facebook, Twitter, Linkedin, Amazon, Google rinsaviscono, prendono coscienza di essere diventati merce e non persone, chiudono tutti i loro account e si riappropriano finalmente dei propri diritti violati. La prego, mi restituisca la fiducia nel genere umano: li conti uno per uno e mi dica quanti saranno!

A proposito: qualcuno di voi li ha visti i banner di questi colossi? Io no, oppure non ci ho fatto caso. Il che ci porta al…

Punto Terzo: la gente i banner non li legge. La bugia più detta al mondo è “ho letto e accetto i termini della licenza”. Figuriamoci di un banner che parla di biscottini: cliccato alla velocità della luce! Mikko Hipponen e quelli di F-Secure hanno fatto un esperimento, inserendo in uno di questi “ho letto” la clausola per cui utilizzando il servizio l’utilizzatore si impegnava a cedere il figlio primogenito dietro semplice richiesta. Il 100% della gente ha accettato i termini. Il problema però non è la clausola: è la gente!

Punto Quarto: state chiedendo di spiegare roba estremamente tecnica a gente che fatica a leggere le istruzioni per cuocere la pasta! E poi ve la prendete con noi se loro non dovessero capire.

Punto Quinto: per capirci qualcosa, io sono trent’anni che sono sul pezzo. Studiavo programmazione quando i miei compagni giocavano a pallone, negli anni ’80 del secolo scorso. E venivo deriso. Davvero, adesso che finalmente posso prendermi la rivincita, mi state chiedendo di rinunciare a tutto il mio vantaggio competitivo? Hanno avuto anche loro trent’anni per imparare a sopravvivere in un nuovo mondo. Non ci hanno nemmeno provato? Che si estinguano pure in silenzio, per quanto mi riguarda! Non verserò una lacrima.

Punto Sesto: io, su questa piattaforma, mi limito a scrivere gli articoli. Non ne ho il controllo tecnico. Non posso installare niente di mia sponte. Non ho idea di quali cookies vengano utilizzati e per quali scopi. Come faccio a mettermi in regola?

Punto Settimo: il fatto che questa sia di fatto l’applicazione di una direttiva europea, non vi scagiona dalla vostre colpe. Avreste potuto opporvi, in prima battuta; avreste potuto (e dovuto) proteggere i vostri cittadini da una legge inutile; avreste, al limite, potuto erogarla in forma molto più edulcorata. Non avete fatto niente di tutto questo!

Inoltre…

Punto Ottavo: io sono cittadino italiano, residente all’estero, pubblico in italiano e in inglese, per lettori da tutto il mondo, su una piattaforma in cloud che non ho la più pallida idea di dove sia ospitata. Ho per Lei due domande:

  1. A quale cazzo di legge dovrei sottostare? Quella italiana? Quella del paese in cui risiedo? Quella del paese che ospita la sede legale di WordPress? Quella del paese che ospita i server che erogano i servizi? E, in questo caso, quale paese, visto che potrebbero essere diversi?
  2. In quale lingua dovrei pubblicare la prece? In Inglese? In Hurdu? In Swaili? Se la legge vale, deve valere per tutti i visitatori del mio sito e non solo per alcuni. Non è che gli italiani siano tanto migliori degli altri, eh?

Non siete nemmeno riusciti a fare una legge che si possa applicare in modo uniforme in tutta Europa!

SIETE UNA MANICA DI INCAPACI CHE ANDREBBE STERMINATA SEDUTA STANTE!

L’umanità tutta potrebbe solo evolversi in una direzione migliore, senza la vostra illuminata guida!

Ho letto molti interventi su questo tema di gente infinitamente più in gamba di me. Due che ho particolarmente apprezzato sono questi, ad esempio:

I Cookie e la Ballata delle Informative Disinformate

#bloccailcookie – ma anche torniamo seri, grazie

Tutti, ma proprio tutti,  hanno in comune una cosa: si lamentano dell’inutilità della legge con il loro bel banner conforme alla legge in bella vista e la loro Cookie Policy page ben linkata e correttamente redatta!

Ne ho trovato solo uno, finora, che a testa alta ha annunciato la sua disobbedienza: Massimo Mantellini. Onore al merito di un signore con la schiena dritta!

E forse ho capito il perché. In un veloce scambio di opinioni su Twitter, una Placida Signora che rispetto per la sua sagacia e cultura, mi ha risposto in pratica: “sono d’accordo che non serve, ma che possiamo fare? Se si svegliano e cominciano a fare multe, ci risanano il debito pubblico.”

Ma questo non è rispetto delle leggi: questa è paura!

In questi giorni è stato tutto un rievocare: 25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno… quasi non è passato un giorno senza che si leggesse e parlasse delle lotte che i nostri nonni hanno fatto per la libertà. Anche la nostra! Ma non scordiamoci mai che, in quel periodo, tutti loro, nessuno escluso, hanno disobbedito alle leggi in vigore, anche violentemente! Non possiamo elogiare loro e poi piegare la schiena in questo modo di fronte a porcate come questa. Gli stiamo sputando in faccia!

La colpa di tutto questo è anche vostra. E quando dico vostra, intendo proprio di quelli che si lamentano con cognizione di causa, ma poi il banner lo mettono lo stesso; di quelli che sotto il banner mettono il link al loro prossimo convegno in cui parleranno di quanto leggi come questa siano lesive dei diritti individuali. Di quelli che “è vero, ma se poi mi fanno la multa”? Mettelo il vostro banner, ma poi non voglio più sentire la parola libertà uscire dalle vostre bocche finché campate!

Io, nel frattempo, farò un po’ come Mantellini: disobbedienza civile! La “policy” la scrivo a modo mio.

A questa legge ingiusta non ho intenzione di piegarmi. Almeno saremo in due.

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