Squola delle mie brame…

Caro Presidente,

io adoro la tecnologia. L’ho sempre amata, fin da quando ero ragazzo ed ero quello strano ‘che gioca con le macchinette ma non sa giocare a pallone’ e sognava di andare su Marte.

Mi piace come sta evolvendo il mondo, almeno dal punto di vista tecnologico (sul lato sociale invece, soprattutto in Italia, stendiamo un velo pietoso)!

Mi piace facebook! Mi piace condividere alcuni fatti/eventi/pensieri della mia vita senza preoccuparmi troppo di dove vadano a finire e di chi li possa leggere: è proprio perchè spero che si propaghino che li posto. In fondo, se voglio che qualcosa rimanga privato, posso sempre fare come si faceva una volta: tenerlo in famiglia!

E adoro twitter: piccolo, leggero, veloce e incisivo coi suoi 140 caratteri che ti forzano, soprattutto con una lingua come la nostra, a ricercare il concetto piuttosto che la forma (qualche genio riesce anche a farli coesistere nello stesso tweet!).

Adoro soprattutto la possibilità che questi strumenti mi danno di poter interagire con gente, con menti, con idee che altrimenti non avrei mai avuto modo di incontrare. E adoro il fatto che, a volte, essi reputino quello che dico abbastanza interessante da perdere del tempo per rispondermi.

Mi è successo oggi, proprio su Twitter, con una persona che ho sempre stimato e che ho avuto anche il piacere di conoscere personalmente quando ero ancora convinto che in Italia si potesse cambiare qualcosa: l’On. Quintarelli!

A proposito del “decreto ebook” del ministro Profumo, Quinta (posso usare il suo nick?) consigliava di leggere questo articolo, focalizzandosi sui commenti allo stesso i quali, a suo avviso, erano più interessanti dell’articolo stesso. Vero!

L’articolo per primo! Che dire: la solita marchetta all’italiana! Valore aggiunto 0.0 (leggasi zero punto zero). L’unica cosa che emerge dalla sua lettura e’ il fatto che, mentre alcuni editori si lamentano del nuovo che avanza, RCS Mediagroup (cioè il fratello scolastico del Corriere!) ha già pronto il suo “Ebook+” con contenuti multimediali!

Il che, tradotto, significa che mentre oggi gli editori spostano un paio di paragrafi qui e li per obbligarci a comprare le nuove edizioni delle loro “fuffologie applicate”, domani faranno la stessa cosa cambiando un paio di animazioni! Come dicevo, marchetta “in house” come il 99,9% degli articoli giornalistici italiani!

Dove sono gli approfondimenti circa il modo di usare i nuovi strumenti? Come cambierà il modo di insegnare? E cambierà in meglio o in peggio? Ed è giusto che cambi? E se gli insegnanti cominciassero a scriversi i loro testi, a farsi il loro multimediale,  calibrato sul loro modo di insegnare e sulle necessità/capacità della classe che si trovano di fronte, la qualità dell’insegnamento migliorerà o peggiorerà? E in quel caso, gli studenti dovranno comunque comprare i libri “E-book+” suggeriti dal Corriere o potranno succosamente farne a meno con buona pace dell’AIE? E cosa succede dove i nuovi media già si usano? Vanno meglio o peggio di prima? E vanno meglio o peggio di noi? Quali difficoltà hanno incontrato i docenti? E le famiglie? E come le hanno superate?

Insomma, decine e decine di domande affollano la mia mente di povero IT Specialist. Domande alle quali il “giornalista” (si, ho visto che è una donna, ma mi rivolgo alla categoria!) non si degna nemmeno di accennare, figuriamoci rispondere!

Anzi, peggio ancora, l’articolo chiude con la seguente domanda:

E voi cosa ne pensate? Secondo voi la scuola italiana è pronta all’introduzione dei dispositivi tecnologici e a nuove forme di didattica e apprendimento?

In pratica: l’articolo scrivetevelo da soli, così poi io domani ne pesco tre o quattro e ci faccio il pezzo di colore con l’insegnante che è contro e la mamma che “ma dove andremo a finire”!

Bella (come diciamo a Roma)! Sei tu che fai la giornalista! Sei tu che dovresti raccontarci le cose! Sei tu che dovresti approfondire i concetti! Sei tu che dovresti dirci se la scuola è pronta e se non lo è perchè. E’ il tuo lavoro, perdio! E se tutto quello che riesci a produrre sono articoli di questa levatura, beh: NON LO SAI FARE! Consolati, sei in buona compagnia: il 99% dei tuoi colleghi è come te!

E veniamo ai commenti! Quando ho consultato l’articolo stamani, durante una pausa caffè, dal mio smartphone, erano una decina. E alcuni li ho trovati talmente sconfortanti nella loro riproposizione di luoghi comuni da indurmi a rispondere con il seguente tweet:

sconforto totale… in parte hanno ragione, ma si rifugiano dalla parte sbagliata della barricata e a pagare saranno i loro figli!

Stasera, ovviamente, i commenti sono di più e più articolati. Ma ancora sono tanti quelli che fanno cadere le braccia, tanto che mi sono deciso a commentarne qualcuno, perchè il troppo è veramente troppo!

Ci sono quelli che “Intanto chiarire se il calo del 30% comprende il costo del supporto” e “Si, ma chi lo compra il tablet?”. Il che, in un paese dove molte persone girano con le mutande firmate, suscita tutta la mia ilarità! Il tablet per studiare a tuo figlio lo compri tu, magari risparmiando sullo zaino firmato dei Pokemon e cazzate simili! E se proprio non te lo puoi permettere (difficile, ma possibile) allo Stato costa sempre meno passarti un tablet da usare per qualche anno piuttosto che rimborsarti il costo di libri uguali ma diversi di anno in anno!

Poi ci sono quelli che “leggere/studiare/guardare uno schermo retroilluminato per più di un’ora è fastidioso, oltre le due ore comincia a fare danni”. Ora, questa storia che i monitor fanno male alla vista io la sento da quando avevo 15 anni (fanno 30 anni tondi tondi!) ed i monitor facevano veramente pena! Ancora ci vedo ed i problemi agli occhi che ho sono di natura genetica e non “monitorica”. Certo, dopo una giornata di lavoro ho gli occhi stanchi: ma quando ho letto tutto Lo Hobbitt+Il Signore degli Anelli+Il Silmarillion in una settimana non è che stessero tanto meglio… ed ero mooolto più giovane! Gli occhi si stancano, ma io probabilmente reggo molto meglio di voi davanti ad uno schermo per via di una cosa che si chiama “abitudine”! E fatevene una ragione: i vostri figli passeranno sempre più parte della loro vita davanti ad uno schermo se saranno bravi e/o fortunati perchè l’alternativa è sotto un ponte!

Poi ci sono quelli che “Magari è presto per tutto ciò, magari qualche ora di laboratorio ben fatto a scuola avrebbe la stessa utilità” e i “Le scuole sono fatiscenti, manca la carta igienica, etc. etc.”. I soliti benaltristi della domenica! Per loro ho una sola risposta: Piantatela! E’ grazie a gente come voi che in Italia da 40 anni non si cambia una virgola! Avete rotto e prima morite meglio è! In Italia bisogna cambiare TUTTO, quindi da QUALUNQUE parte si comincia va bene!

Poi, ovviamente, ci sono i librai! Per loro, una pacca sulla spalla temo sia l’unico gesto possibile. Rassegnatevi: ci sono lavori che andranno a scomparire! Uno è il tassista; un’altro è il libraio. Un po’ mi dispiace perchè mi è sempre piaciuto entrare in libreria (risparmiavo le paghette per comprare libri)… ma l’ultimo trasloco mi ha convinto dell’indiscussa comodità del digitale! Potete parlare quanto volete, ma come la stampa ha eliminato i monaci amanuensi a favore dei tipografi aumentando la diffusione della cultura, così le nuove tecnologie elimineranno i tipografi aumentando ancora la diffusione della cultura… si chiama progresso. Che poi quello che si diffonde sia cultura o merda è un altro discorso, ed è comunque applicabile anche a molti artefatti cartacei il cui valore culturale è inferiore a quello di un rotolo di carta igienica!

E le insegnanti “anziane ma tecnologiche” dove le vogliamo mettere? Quelle che “mi va bene il testo in formato digitale, ma per studiare occorre la “carta”. Sottolineare, riguardare, vivere il pezzo di carta. Questo è fondamentale per memorizzare e fare proprio un testo. Il formato digitale serve perchè ti stampi solo ciò che ti serve (In un’antologia di letteratura il 50%)“. Anziana? Sicuro. Tecnologica? Un po’ meno!

Poi ci sono quelli che “sarebbe follia pura dalla prima elementare (che attualmente si chiama scuola primaria) quindi insegnare a bambini dai 5 anni e mezzo ai sei a leggere e scrivere sui tablet o sui PC? Ma quest’uomo e i suoi tecnici comprendono un po’ di psicologia infantile, pedagogia e didattica?” Vediamo: mia figlia ha 7 anni e maneggia computer da quando ne aveva tre, senza che ci fosse bisogno di spiegarle più del minimo indispensabile. Oggi cerca su google quello che le interessa, ascolta musica da youtube, ha imparato a leggere da sola su siti pedagogici che si trovava da sola, maneggia l’iphone meglio di quanto faccia mia moglie. Quindi si: direi che con la psicologia infantile, pedagogia e didattica siamo a posto. Almeno dal lato dei bambini! Il vero problema risiede normalmente tra la cattedra e la lavagna! E consiste in insegnanti che sono per la maggior parte inadeguati a fornire una preparazione degna del secolo scorso, figuriamoci del futuro!

Adorabili sopra tutti i “non sono un esperto ma non rinuncio a dire la mia sulla base della mia esperienza“. In sintesi: siccome io non riesco a studiare senza stampare quello che leggo (visto che a scuola sono stata addestrata a studiare su pezzi di carta!) allora è chiaro che si tratta di una boiata pazzesca! Beh, cara “non nativa digitale”, non ti ha sfiorato l’idea che i tuoi figli sono nativi digitali? Al mio non riesco a mettergli in mano un libro nemmeno pagandolo (letteralmente!) ma se gli metto in mano un ebook non ha problemi di sorta! Tu dici: io ho imparato a scuola a fare così, e quindi è sbagliato che oggi la scuola insegni ai miei figli a fare colà! Vedo che la logica hanno dimenticato di insegnartela a scuola, eh! Prega che i tuoi figli la apprendano, invece, e torna pure alla tua stampante!

Infine, li ho tenuti per ultimi, ci sono quelli che “oh, finalmente! Così i nostri figli non saranno più analfabeti informatici“. Beh, per loro ho cattive notizie! Si può essere analfabeti informatici con l’ipad così come oggi i ragazzi (e non solo) sono analfabeti funzionali pur essendo laureati! L’informatica è un’altra cosa: si studia, si pratica, e poi si ricomincia a studiare ancora! Io sono trent’anni che studio e a 45 ho appena ricominciato! Indovina come? Coi corsi online del MIT… roba che magari averla avuta a disposizione quando di anni ne avevo 20!

Il vero problema, però, è un altro e sta tutto nella risposta che Quinta mi ha dato e con la quale sono d’accordo al 110%:

io penso che non si deve fare cose vecchie con strumenti nuovi. Ovvero ict funziona se si cambiano i processi, anche nella scuola

E’ qui che sta il vero punto! Tutti, dalla “giornalista” ai commentatori, si sono focalizzati sull’oggetto! Nessuno ha pensato ai “processi”! Perchè? Perchè in Italia non si è usi essere sottoposti a metriche che diano l’esatta percezione di quanto e come lavori. E la categoria che meno di tutte si vuole sottoporre a metriche è proprio quella che, come dicevo sopra, lavora tra una cattedra e una lavagna!

Proprio oggi abbiamo discusso con i colleghi il fatto che l’anno scorso il nostro team ha fatto in 10 il lavoro di 12 persone. Ma abbiamo potuto fare questa discussione perchè, all’inizio dell’anno, erano stati settati degli obiettivi, ci era stato detto come sarebbero stati misurati, e quindi era chiaro cosa ci si aspettasse da noi! Obiettivi! Target! SLA! Chiamateli come vi pare, tanto è roba che l’italiano medio non vuole sentire perchè altrimenti risulterebbe chiara la loro palese inadeguatezza ed incapacità!

Volete sapere perchè sono sicuro che la scuola italiana fa cagare? Perchè i miei figli non la frequentano più! Oggi frequentano una scuola che ha delle regole chiare, con UNA insegnante che pretende rispetto ed in cambio INSEGNA! In un edificio a norma, pulito e con un’aula informatica con un computer FUNZIONANTE per bambino. Aula che frequentano sin dalla terza elementare come parte del normale corso di studi! Chi non fa i compiti prende 5 (su una scala da 1=ottimo a 5=zappa) ANCHE SE È IN PRIMA ELEMENTARE! Come è giusto che sia! Altro che ‘pora stella’ come sentivamo quando stavamo li! Altro che ‘tutta la classe si deve adattare ai ritmi del più  lento’! State allevando una generazione di perdenti che se sarà fortunata troverà lavori di bassa manovalanza!

Piantatela di dare man forte a chi dice che ‘un insegnante non può essere valutato’. Sono tutte palle! Chiunque può essere valutato: si tratta solo di stabilire come! Ma se la preparazione dei nostri vostri figli è il loro metro di valutazione beh, stanno fallendo su tutta la linea! Non vi illudete di essere i migliori al mondo: non lo siete più e vi basterebbe uscire da quello stivale per rendervene conto! Ogni anno che passa uno studente italiano vale sempre meno sul mercato del lavoro e se continuate così arriverà il momento in cui non varrà niente, tablet o non tablet!

Quindi: si, Onorevole! Sono d’accordo con lei: sono i processi quello che bisogna cambiare! Bisogna cominciare a cacciare a calci in culo gli incapaci, soprattutto dalla “squola” odierna e farla tornare ad essere una “scuola”. Bisogna cominciare a dire, ad esempio, che dai nostri insegnanti si pretende che i nostri studenti comincino a migliorare sui test PISA e OSCE anno dopo anno… e se non ci riescono allora bisogna avere il coraggio di mandarli a casa e avanti un altro!

Io potevo fare solo due cose: una (inutile!), scrivere un pezzo sul mio blog; l’altra, portare via i miei figli da quel paese morente! Con questo pezzo le ho fatte tutte e due!

Lei oggi, forse, può fare di più. Anche se temo di doverle dire quello che, quando ci incontrammo, lei disse a noi: “ammiro le vostre intenzioni e la vostra passione, ma temo non basteranno a cambiare le cose!”. Lei, purtroppo, aveva ragione… io spero sinceramente di avere torto!

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