Educazione culturale di giovani menti

Caro Presidente,

oggi voglio raccontarLe un piccolo aneddoto di vita familiare.

Premessa: dall’età di sei anni strimpello, ‘ché suonare è parola troppo grossa, il pianoforte. Ho preso lezioni per una decina d’anni, più o meno, poi ho continuato da solo per un’altra decina. Poi ho smesso! Sa com’é, la vita ti trova qualcosa da fare apparentemente più importante delle tue passioni: cominci a lavorare, poi ti sposi, poi ti nasce un figlio, cambi lavoro, poi ti nasce una figlia e in men che non si dica ti ritrovi 45enne e ti rendi conto che sono quindici anni che non tocchi un tasto.

Poi la vita, da bastarda qual’è, fa un’inversione ad U ed in meno di tre mesi ti ritrovi in un nuovo paese a cominciare da zero una nuova vita… famiglia, masserizie e pianoforte incluso.

A quel punto lo guardi e ti ricordi che, anche se non eri Horowitz, a te “piaceva” suonarlo; capisci che aver sacrificato alla “carriera” le tue passioni, la tua vita, non ha fatto di te un uomo o un padre migliore, ma solo più frustrato e rabbioso; giuri che per il futuro non permetterai più alla vita di privarti di quelle piccole cose che ti fanno felice e decidi quindi che, fanculo le dita quarantacinquenni, riprenderai a suonare!

Fine premessa!

A casa mia si è sempre ascoltato un po’ di tutto: musica classica, pop, rock, jazz, progressive, country, bluegrass, etno. La domanda più stupida che qualcuno possa farmi è “che musica preferisci?”. Di solito la mia risposta è “quella che mi fa venire la pelle d’oca”!

Con internet poi gli interessi si allargano: non hai più bisogno di ascoltare alla radio, o da un amico, per conoscere qualcosa di nuovo. Basta cercare su youtube e hai ore e ore di musica a disposizione. D’accordo, la qualità non sarà il massimo, ma per decidere se qualcosa ti piace o meno direi che è più che sufficiente.

Ai miei bambini ho insegnato fin da subito ad usare le funzioni di ricerca di youtube e di google (rimanendo ovviamente appollaiato come un condor alle loro spalle a controllare) e loro, da bravi bambini, hanno cominciato a cercare le sigle dei cartoni animati (senza farsi troppi problemi che la lingua fosse giapponese piuttosto che inglese o brasiliano).

Poi hanno cominciato a cercare qualche canzone che sentivano alla radio, o alla televisione o a scuola, cantata dagli amichetti. Si, parlo di quei motivetti mainstream! Io li odio, ma non li ho mai obbligati ad ascoltare musica “colta” (che locuzione idiota!). Certo ascoltavano anche la mia musica, ma poi sceglievano da soli quello da ascoltare in cuffia.

La situazione, qualche settimana fa, vedeva la mia bambina seienne girare per casa cantando a squarciagola i successi degli Abba!

Poi mi sono seduto al pianoforte, ho rispolverato qualche esercizio di Hanon tanto per sgranchire le dita anchilosate e ho cominciato a “massacrare” Per Elisa (che Beethoven mi perdoni per lo scempio!). Dopo circa una settimana, dall’accozzaglia di note ha cominciato a scaturire una melodia… ed è successa una cosa bellissima: la mia bambina ha smesso di giocare e si è messa alle mie spalle a guardare. Poi ha messo le mani sulla tastiera e “c’ha provato”!

– “Amore, ti piacerebbe imparare?”

– “Davvero mi insegneresti?”

– “Ma certo! Non sono un maestro, ma le basi te le posso dare. Dai, siediti e prova questo…”

Da li è stato un crescendo! Anche se gli esercizi di base sono noiosi, con un po’ di impegno si riesce a farglieli fare… poi si cerca di giocare, e qui ti accorgi di quanto i bambini siano meravigliosi!

Cercando su youtube un’interpretazione di Per Elisa, ho trovato questo

mentre lo ascoltavo, di nuovo lei alle mie spalle! Assorta!

– “Papà, è bravissima! Posso diventare come lei?”

– “Con tanto impegno, forse… un giorno! Magari. Però ci possiamo provare…”

e dopo una settimana di studio, questo:

Oh, non è un genio o un bambino prodigio eh! E non me ne frega niente! L’importante è che al momento si diverta! Ma non è di questo che voglio parlare…

Qualche giorno fa, la vedo al computer.

– “Cosa ascolti?”

Pronto a sentirmi rispondere “I pokemon”, lei mi guarda innocente e mi fa:

– “Racninof”

– “Ehm, si dice Rachmaninoff… e ti piace?”

– “Insomma… preferisco Per Elisa”

Beh, si può anche capire, in fondo ha solo sei anni…

Partendo da Per Elisa e navigando “a vista” era arrivata a Rachmaninoff e LO STAVA ASCOLTANDO! Poi l’altra sera arriva correndo e porgendomi le cuffie mi fa:

– “Papà, possiamo imparare questa?”

ha scoperto Mozart!

In poco meno di tre settimane, senza nessuna guida o spinta (giuro! Le faccio lezione e decido il programma, ma cosa ascoltare se lo sceglie da sola!) non si è fatta scrupolo di scegliere Rachmaninoff, piuttosto che Beethoven o Mozart. E la “Marcia Turca” ha velocemente sostituito “Mamma mia” sull’iphone!

E’ stato allora che mi sono chiesto: e se non avessi deciso di ricominciare a suonare? Se non le avessi fatto VEDERE che le sue dita potevano creare quei suoni? Se non l’avessi fatta GIOCARE con la musica, facendola sentire una concertista? Mozart lo sentiva anche prima ma, appunto, era “qualcosa che ascoltava papà” non “qualcosa che se mi impegno posso fare IO!”.

E’ altrettanto vero che il fratello maggiore, esposto alle stesse sollecitazioni, ha risposto con un gentile menefreghismo ed ha continuato a giocare con le costruzioni. Ma questo dimostra solo che, appunto, una certa predisposizione personale ci deve essere, ma da sola non è sufficiente! Il pianoforte è stato un mobile come un altro fino a quando non l’ho aperto io e non ho cominciato a suonarlo. Ogni tanto ci picchiavano sopra, ma non avevano realmente idea di cosa potesse fare veramente!

E allora mi chiedo: quanti sono i bambini che non sono altrettanto fortunati? Che non hanno un genitore che “suona” (ricorda? ascoltare dischi non basta!) uno strumento? Quanti sono i bambini ai quali basterebbe ascoltare “suonare” un pianoforte (o un altro strumento) per innamorarsi di altro che non sia il “pulcino pio”?

Perchè a scuola i nostri figli non vengono esposti anche a questo tipo di stimoli?Io l’ho fatta l’ora di musica a scuola… andavo male, anche se la musica la conoscevo bene! Perchè dovevo suonare il piffero invece che il pianoforte; perchè la professoressa era una frustrata incapace di appassionare un gerbillo; perchè non ci metteva il cuore in quello che faceva… se non fossi già stato innamorato, di certo non lo sarei diventato grazie a lei! Ed erano i tempi in cui la scuola funzionava (io, poi, andavo pure a scuola privata!)… non oso immaginare adesso e, grazie a Dio, li ho portati via da quell’allevamento intensivo di cervelli al macero che vi ostinate a chiamare pomposamente “scuola”!

Quanto cazzo costerebbe avere una una sala strumenti per ogni scuola e qualcuno con un minimo di preparazione e passione che faccia “giocare” i nostri bambini? Certo, la maggior parte di loro non sarebbe interessata e continuerebbe ad ascoltare le sigle dei cartoni… ma ci sarebbe una minoranza che si innamorerebbe e scoprirebbe un mondo che altrimenti, per semplice sfortuna, non avrebbe mai conosciuto! E chi sa che tra loro non ci possa essere un talento che altrimenti non sarebbe mai emerso?

Ma ormai comincio a realizzare che quello che volete è un popolo di “analfabeti funzionali”, di illetterati e di ignoranti. I santi vi andrebbero ancora bene… ma poeti, musicisti, scienziati, filosofi… vade retro! Gente che pensa!

E allora, signor Presidente, mi permetta di dedicarle una canzone. Non è un pezzo classico ma, come ho detto, a casa mia si ascolta di tutto…

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2 risposte a Educazione culturale di giovani menti

  1. giovanni ha detto:

    Bello ed emozionante.

  2. shevathas ha detto:

    Molto interessante.

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