Contro la scienza… a piccole frasi!

Caro Presidente,

oggi che sembrava che i giornali non parlassero d’altro che di primarie di secondaria importanza, di provocatorie testuggini di polistirolo che chiamano alla reazione immediata le nostre manganellanti forze dell’ordine, e di premier che non premiano futuri premier… c’è stato un piccolo articoletto di Repubblica che ha colpito la mia attenzione con la forza di un pugno rotante.

L’articolo in questione lo trova qui. Non è niente di che: parla di un errore avvenuto in un laboratorio scientifico, tra provette, sequenziatori e campioni di DNA. Solo che il laboratorio non è uno qualsiasi, ma quello della Polizia Scientifica; e il campione non è uno qualsiasi, ma quello rinvenuto sulla muta di uno degli attentatori di Falcone.

Ecco, insomma, per farla breve il campione è stato contaminato e pertanto non è più utilizzabile ai fini processuali. Che dire: peccato! Certo, sono cose che possono capitare, anche se non dovrebbero capitare, specie in un posto come quello! Però, alla fine, anche i tecnici della Scientifica sono uomini come gli altri e l’errore ci può anche stare.

Trattandosi di Falcone, poi, sono certo che assisteremo ad un florilegio di tesi complottiste per cui l’errore è stato voluto, anzi ordinato. Anzi, no! Stasera ho fatto persino fatica a ritrovare l’articolo per linkarlo, ed ho realizzato che di Falcone in realtà non frega più niente e probabilmente non è mai fregato niente a nessuno.

Ma non è di questo che voglio parlarLe stasera. Quello che mi ha colpito dell’articolo, in realtà, sono state un paio di frasi gettate lì con noncuranza dal giornalista, piccoli cromosomi semantici all’apparenza insignificanti ma in realtà determinanti. Cito testualmente:

L’ennesimo pasticcio nelle indagini scientifiche sarebbe avvenuto per un motivo banale: l’utilizzo di una pinzetta non sterilizzata a dovere. Così, il Dna di un feto, analizzato qualche ora prima, si è sovrapposto a quello di uno dei misteriosi attentatori dell’Addaura. E’ stata la stessa polizia scientifica ad accorgersi dell’errore e a comunicarlo immediatamente alla magistratura. Alla Procura di Caltanissetta nessuno vuole commentare, ma si coglie tanta amarezza per un’occasione così importante gettata via. Resta un’unica (magra) consolazione, quella di aver scampato un gravissimo errore giudiziario: se non fosse stato un feto, un innocente si sarebbe potuto trovare in carcere con l’accusa di aver partecipato al fallito attentato a Giovanni Falcone. Solo in nome della prova del Dna.

Ecco! Sono convinto che la maggior parte di coloro che ha letto l’articolo non ci avrà nemmeno fatto caso. Ma quelle parole sono dei piccoli semi di dubbio gettati a germogliare in un humus fin troppo fertile in Italia: la diffidenza verso la Scienza!

L’ennesimo pasticcio nelle indagini scientifiche poteva far finire in carcere un innocente solo in nome della prova del DNA! E meno male che si trattava di un feto!

Piccole frasi, dettagli insignificanti, del tutto fuori contesto rispetto al resto dell’articolo. Non sono funzionali a spiegare alcunchè. Eppure ci sono: messaggi subliminali semantici! Ci passi sopra, non li noti nemmeno. Stai leggendo di Falcone, di un’indagine andata a puttane, un po’ ti ci incazzi ma poi, in fondo, non te ne frega granché… stasera l’avrai già dimenticato l’ennesimo pasticcio nelle indagini scientifiche! Salvo ricordarlo la prossima volta che senti parlare di Polizia Scientifica e DNA, cose che l’italico ignorante medio vede in televisione se su SKY non c’è il Grande Fratello o la partita!

Perchè non è stato solo un errore. E’ stato l’ennesimo pasticcio. Quindi è stato l’ultimo di una lunga serie! Cavolo: questi poliziotti sono proprio dei buoni a nulla! Anzi no, aspetta: i poliziotti normali sono bravi, non sbagliano mai! Magari manganellano studenti che li provocano con una testuggine di polistirolo, però avranno le loro buone ragioni: quelli provocano!

No! A sbagliare sono quegli altri, quelli che “sembrano” poliziotti ma in realtà fanno indagini scientifiche! Si mettono li, nei loro laboratori, a pasticciare con provette e alambicchi e in quattro e in quattr’otto ti ritrovi in galera solo in nome della prova del DNA! Chi cazzo si credono di essere? E che cazzo è, poi, sto DNA? Come se nun ce l’avessimo tutti! E poi, hai visto, l’immischieno coi feti! Che schifo!

Nessuno considererà  che un testimone oculare è di gran lunga meno affidabile di un brandello di DNA, perchè i giornalisti non parlano di “ennesimo pasticcio della polizia investigativa” in quel caso! Nessuno confronterà mai il tasso di errori, perchè è la polizia “scientifica” che combina pasticci!

Siamo sempre li, Signor Presidente: è la Scienza la vera colpevole! E’ lei che sbaglia! E la cosa giusta da fare non è migliorare i protocolli (che pure hanno funzionato, visto che l’errore è stato scoperto) o assumere tecnici migliori o licenziare quelli che sbagliano. No, la cosa giusta da fare è ridurre la Scienza, in modo che nessuno finisca in galera “in nome della prova del DNA” ma solo “per omonimia o somiglianza”, che sono cose che la gente capisce!

La guerra contro la Scienza, in Italia, non la fanno solo i giudici che condannano scienziati o ministri che tagliano i fondi alla ricerca: la fanno anche i giornalisti con le loro piccole parole! Ma quando anche l’ultimo scienziato se ne sarà andato e vi saranno rimasti solo giudici, ministri e giornalisti… almeno quel giorno, Signor Presidente, vi accorgerete finalmente del medioevo in cui avete sprofondato il paese?

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Una risposta a Contro la scienza… a piccole frasi!

  1. shevathas ha detto:

    Purtroppo CSI ha fatto abbastanza danni, molti credono che le indagini scientifiche siano come quelle del telefilm e che si arrivi inappellabilmente al colpevole nei 30′ di durata canonica della puntata. E, mi spiace dirlo, porcherie nelle indagini scientifiche purtroppo ne son successe, basta vedere i pasticci dei casi di garlasco o knox sollecito. Per onestà c’è da dire che tali pasticci spesso sono stati causati anche dalla pressione mediatica da parte dei giornalisti che volevano il “lieto fine” a tutti i costi.

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