Femminicidio

Caro Presidente,

si fa un gran parlare, in questi giorni, di “femminicidio”. Non passa giorno che un articolo di giornale o un blog non mi sbatta in faccia il mio essere uomo e quindi, in quanto tale, bestia immonda sempre pronta a molestare, mobbare, stalkare, violentare e infine uccidere qualsiasi essere di genere femminile abbia la sventura di attraversarmi la strada, a cominciare ovviamente da mia moglie e mia figlia!

Ora, se c’è una cosa che gli anni passati in Italia mi hanno insegnato, è che quando sui giornali si parla troppo di qualcosa generalmente poi dietro non c’è molto di cui parlare. Per cui mi sono chiesto: cosa c’è dietro questo fenomeno? E’ reale? Veramente in Italia noi uomini siamo così bestie? E allora ho cominciato a cercare i numeri, che sono l’unica cosa che dovrebbe contare quando si parla di statistiche (sempre che non se ne parli all’italiana, ossia alla pene di segugio!).

La prima domanda che mi sono posto, quindi, è stata: “che cosa si vuole misurare”? Cos’è esattamente un “femminicidio”? Allora, stando a wikipedia

Il termine femminicidio si riferisce all’uccisione di una donna in quanto appartenente al genere femminile e relativo alla violenza maschile alle donne in generale.

La prima cosa che salta all’occhio in questa definizione è la sua ambiguità. Da un lato si dà una definizione estremamente precisa di femminicidio; poi la si allarga a dismisura con una postilla tanto lasca quanto la prima era precisa. In questo modo, posso giocare facilmente con i termini e tirare in ballo praticamente tutto quello che mi pare.

Perchè “uccisione di una donna in quanto appartenente al genere femminile” è dannatamente preciso: non per rapina, per violenza, per vendetta… no! Secondo questa definizione, per esserci femminicidio, io devo ammazzare una donna SOLO PERCHE’ DONNA!
E’ chiaro che secondo questa definizione il femminicidio non esisterebbe nemmeno, perchè quanti potranno mai essere i pazzi che se ne vanno in giro ammazzando donne solo perchè donne? Voglio dire, uno che facesse una cosa del genere non sarebbe nemmeno un criminale ma chiaramente un pazzo… da rinchiudere e gettar via la chiave, ma pur sempre un pazzo!
Però la definizione è fottutamente evocativa. Voglio dire: se fossi donna E femminista, poter affermare di essere in pericolo per il solo fatto di essere donna sarebbe una bella carta da giocare. Come controbatti ad una cosa così? E’ la classica affermazione “perché si”!
Però, cazzo, non ci sono i numeri… e allora “e relativo alla violenza maschile alle donne in generale“. E voilà! Mettiamoci dentro tutto! Secondo questa postilla, ogni volta che un uomo tocca una donna a prescindere dal motivo si tratta di femminicidio! E a volte non la deve nemmeno toccare, secondo le ultime definizioni di violenza!

Per come sono fatto, già la definizione puzza di dadi truccati lontano un miglio! Perché non so voi, ma su wikipedia io non sono riuscito a trovare la definizione opposta: “dicesi maschicidio l’uccisione di un uomo in quanto appartenente al genere maschile e relativo alla violenza femminile sugli uomini in generale“. Dove, ad esempio, contare i casi di donne che picchiano i figli maschi, o i mariti, o fingono uno stupro inesistente, o denunciano finte violenze durante un divorzio… E non venitemi a dire che sono cose che non esistono, perché mentireste sapendo di mentire! Magari non saranno numericamente comparabili, ma se non fai le misure non lo saprai mai!

Perché, se tu voi misurare il tasso di “femminicidi” DEVI confrontarlo con il tasso di “maschicidi” e se per caso scopri che i due fenomeni sono equivalenti prendi la tua coda, te la metti tra le gambe e te ne torni a casa a fare la calzetta! Non puoi contare solo un fenomeno: essendo uomini e donne due gruppi sociali sostanzialmente paritari e mutualmente interagenti, per capire se c’è prevaricazione di un gruppo sull’altro devi contare i casi di prevaricazione in entrambe le direzioni!

I numeri, quindi! Stando alla definizione, bisogna cercare i casi di violenza commessa da un uomo su una donna (a prescindere dal movente) e poi confrontarli col numero di violenza di segno opposto (donna ->; uomo) e col numero di violenze in generale (donna ->; donna e uomo ->; uomo). Ma c’è un problema: alcuni “reati” sono simulabili e simulati! Sarò brutale e farò incazzare molte donne, qui, ma non è detto ad esempio che tutte le volte che una donna grida allo stupro poi lo stupro ci sia sul serio! Si, lo so, è comodo prendere la denuncia per buona, ma così non vale! E d’altro canto esistono anche casi di violenze non denunciate! Una statistica su queste basi sarebbe troppo falsata.

No! L’unico reato per forza di cose non falsificabile e sempre denunciato è l’omicidio. Quindi, ho deciso di restringere il campo di ricerca ai soli omicidi!

E qui nascono i problemi: in rete questi numeri non ci sono! Ministero dell’Interno: niente! Polizia: niente! Istat: niente! L’unica ricerca che conteggia gli omicidi la fa la Eures e se la fa pagare! Google: niente!

Ma allora, se non ci sono dati “ufficiali” disponibili queste i numeri da dove li pigliano? Perchè, al solito, citare le fonti pare brutto quando fai una ricerca che dovrebbe essere quantitativa: hai visto mai che poi qualcuno ti sputtana!

E allora ripartiamo da wikipedia, Collegamenti Esterni:Giuristi Democratici, “Violenza sulle donne: parliamo di femminicidio“… diamo un’occhiata! E cominciamo bene: fin dalla premessa vediamo che gli estensori sono una giornalista (che sul femminicidio ci ha scritto un libro!) e delle avvocatesse! Tutte donne (alla faccia della parità) e tutte digiuno di numeri! Proseguiamo meglio: “La prima causa di morte delle donne in Europa e nel mondo non sono gli incidenti stradali, i tumori, la fame o l’AIDS, ma è l’omicidio.”!

Boom! Ora, magari è pure vero, ma se fai un’affermazione del genere poi vicino ci metti dei numeri e pure belli robusti, perchè l’affermazione è pesante! Non è che se io affermassi che il QI medio di un avvocato è inferiore a quello di un macaco albino del borneo direi una cosa per forza vera… a meno di non misurare il QI del macaco in questione o di citare uno studio che abbia misurato quello del macaco e dell’avvocato quadratico medio!

Proseguiamo. “vi è un termine comune tra tutti questi omicidi, il fatto che la vittima sia donna. E questo, spesso, viene calcolato come elemento secondario rispetto al fatto, alla violenza, alla morte. Femminicidio è un termine politico.“. Ora:

1) se tu guardi solo ad omicidi in cui le vittime sono donne troverai una strana coincidenza: tutte le vittime sono donne! Per qualche strano motivo, questa ovvietà non appare tale ad una o più avvocatesse, il che non fa altro che rafforzare la mia disistima dell’apparato leguleico italico;
2) il fatto che la vittima sia donna è assolutamente secondario rispetto al fatto, alla violenza alla morte. Perchè un uomo ammazzato da un uomo, o un uomo ammazzato da una donna, o una donna ammazzata da una donna è assolutamente morto esattamente come una donna ammazzata da un uomo! In fondo, non sono io che ciancio di parità!
3) Femminicidio è un termine politico. Forse l’unica cosa sensata di tutto il lavoro!

Leggetevelo! 85 pagine di nulla socio-antropologico, senza un solo numero, una sola tabella, un grafico! Un lavoro dove più volte ci si lamenta che non esistono dati ma poi si citano dati sempre ed invariabilmente presi da fonti di parte! Insomma, da un punto di vista statistico (l’unico che dovrebbe contare!) UN NULLA COLOSSALE!

Vabbeh, tempo perso. Proseguiamo col documento successivo: Casa delle donne per non suibire violenza, Uomini che uccidono le donne: indagine sul femicidio in Italia. I dati del 2011 . Ok, il documento è fatto da un centro antiviolenza, quindi sarà per forza di cose di parte, ma almeno ci troverò un po’ di numeri. O no? No!

Premessa: la ricerca nasce nel 2005 perché “in Italia il numero delle donne uccise non viene rilevato da nessuna statistica ufficiale, né a livello nazione né a livello locale” e per “dimostrare come in Italia le donne muoiano a causa della violenza maschile e come tali delitti non siano il frutto di raptus criminali, ma abbiano invece a che fare con la relazione di genere”. Secondo loro “il lavoro si è dimostrato efficace […] perchè ha permesso di attirare l’attenzione sul tema da parte dei mezzi di comunicazione mainstreaming, che cominciano a nominare il fenomeno come femicidio, neologismo che abbiamo contribuito a divulgare e che svela la natura di queste uccisioni nella loro dimensione sessuata e nel loro essere commesse nei confronti di donne in quanto donne“.

Quindi:

1) La ricerca nasce perchè non ci sono dati (!) e…
2) … per dimostrare che gli uomini ammazzano le donne in quanto donne
3) La ricerca ha successo non perchè finalmente mette in fila dei numeri che prima non c’erano, ma perchè i media mainstream cominciano a parlare di femminicidio!

Verrebbe voglia di smettere di leggere, ma stasera mi sento vagamente masochista! Blablabla, nessuno ci si caga, blabla, gli uomini ammazzano le donne, blabla, nota metodologica, blabla… aspé… Nota metodologica? Bingo! Vediamo un po’ come hanno preso questi dati!

La presente ricerca riporta tutti i casi di femicidio avvenuti in Italia nel corso del 2011 a partire dalla cronaca della stampa locale e nazionale. Con femicido si intendono tutte le uccisioni di donne avvenute per motivi di genere, quindi a prescindere dallo stato o meno di mogli.
[…]
Gli autori dei delitti considerati sono uomini: ex/mariti, ex/fidanzati, ex/conviventi, padri, fratelli, figli, nipoti, conoscenti quali per esempio vicini, amici, generi, nonni, cognati, oppure estranei o clienti nel caso di uccisione di prostitute.
[…]
Per l’indagine sono state consultate molteplici fonti: agenzie di stampa, quotidiani locali e nazionali, agenzie o quotidiani on–line, chiaramente con controlli incrociati rispetto notizie p.e. Trovati su siti o altre notizie non originali.
I dati ricavati, che vengono riportati in sintesi, rimanendo fedeli alla struttura, al “taglio” e al linguaggio dell’articolo originario, sono stati integrati per le informazioni mancanti utilizzando la rete e in particolare il motore di ricerca “google”.

Quindi:

1) Per dimostrare che il numero di donne uccise da uomini è al di sopra della media (di cosa, cazzo, la media DI COSA?) vanno a spulciare i giornali alla ricerca di tutti i casi di donne uccise da uomini E SOLO QUELLI!
2) Gli autori SONO UOMINI E SOLO UOMINI
3) Per l’indagine abbiamo letto i giornali e cercato su google!

Non so a voi, ma a me è passata la voglia di leggere a questo punto. Voglio dire, se tu prendi in considerazione SOLO i casi di uomini che uccidono donne in ambito familiare che tipo di risultato ti aspetti? ESATTAMENTE QUELLO CHE STAVI CERCANDO!
Quindi i casi sono due:

1) Non sai quello che stai facendo
2) Sai esattamente quello che stai facendo e lo fai lo stesso

In entrambi i casi, la tua opinione è falsata (dalla stupidità nel primo caso, dalla malafede nel secondo) e mi interessa quanto la composizione chimica delle feci del macaco albino del borneo! Cioè NIENTE, nel caso faticassi a comprendere l’allusione!

Anche perchè nel 2011 non è vero che non esistessero dati ufficiali. Erano un po’ vecchi ma c’erano: parlo del rapporto 2006 sulla criminalità del ministero dell’interno .

E’ vero, è un po’ datato ma essendo l’unica fonte di dati ufficiali che ho trovato, mi devo accontentare. Del resto, la ricerca qui sopra era partita nel 2005, quindi nel 2006 qualcosa dovrebbe pure emergere, no?

Andiamo alla sezione IV: Omicidio Volontario.

Allora, gli omicidi sono divisi in due categorie: comuni (furto, rapina, violenza, etc.) e organizzati (mafia, ‘ndrangheta, etc.). Ovviamente ci interessano i primi, perchè insomma dai, non è che la mafia se ne va in giro ad uccidere donne no?
I dati vanno dal 1984 al 2006, divisi per Nord, Centro, Sud, Città CentroNord e Città Sud.
Analizzano ambiti e circostanze, esito dell’indagine e caratteristiche di vittima ed autore quali il genere e l’età.
Alla faccia del “non ci sono dati”… magari se avvessero chiesto glieli avrebbero pure dati, ma poi come faccio ad inventarmi una cosa che non esiste?

La lettura è estremamente interessante, vale la pena anche se sono dati vecchiotti. Vediamo però di estrapolare qualche dato di nostro interesse.

Tabella IV.3 + Grafico

Tab. IV.3. Numero di omicidi per tipo di criminalità.
Anni 1992-2006
Anno Criminalità
Organizzata
Lite-rissa
futili motivi
Furto
Rapina
Famiglia
Passioni
Altro Totale
1992 340 105 120 97 779 1441
1993 158 140 102 106 559 1065
1994 181 129 101 96 451 958
1995 281 139 111 110 363 1004
1996 284 93 94 123 351 945
1997 247 90 117 121 289 864
1998 244 122 72 118 323 879
1999 181 136 64 153 276 810
2000 174 91 57 157 270 749
2001 163 98 47 193 206 707
2002 125 97 36 211 173 642
2003 160 109 28 207 215 719
2004 203 109 47 184 168 711
2005 139 77 53 157 175 601
2006 121 69 53 192 186 621
Fonte: elaborazione su dati Dipartimento della P.S..

Allora, effettivamente da questi dati emerge che gli omicidi avvenuti in ambito famigliare/passionale sono aumentati nel periodo, in controtendenza rispetto alle altre tipologie. La ricerca analizza quindi il rapporto autore/vittima per questa tipologia negli anni 2001-2006 (alla faccia del fatto che alle autorità non interessava niente, eh?):

Tabella IV.4

Tab IV.4 Rapporti di parentela autore/vittima
in ambito familiare (%) anni 2001-2006
Rapporto di parentela omicida/vittima Sesso della vittima
Femmina Maschio
Coniuge, convivente, fidanzato 62,9 26
Padre, madre 7,4 25,1
Figlio 14,5 18,2
Nonno, zio, fratello, cugino, nipote 5,6 17,2
Relazioni (sentimentali – extraconiugali) 3,8 10,3
Altro 5,9 3,1
Totale 100 100
Fonte: elaborazione su dati Dipartimento della P.S.

Effettivamente, quando a commettere l’omicidio è il coniuge, convivente, fidanzato, le donne sono vittime 3 volte più dell’uomo. Ma attenzione: in tutti gli altri casi è vero il contrario. Addirittura, nel caso delle relazioni (sentimentali – extraconiugali), gli uomini sono vittime 3 volte più delle donne!
Quindi, ripetiamolo: negli omicidi consumati in ambito familiare, le donne sono vittime preferenziali solo quando l’omicida è il partner. In tutti gli altri casi è l’uomo ad avere una probabilità tripla di finire ammazzato!

Vediamo ora le vittime di omicidio tra 1992 e il 2006 divise per genere:

Tabella IV.11

Tab. IV.11. Vittime di omicidio volontario secondo il genere e l’età(*). Anni 1992-2006
Valori percentuali
1992-1994 1995-1997 1998-2000 2001-2003 2004-2006 Totale
Femmina 15,3 17,8 22,6 21,8 26,6 22,3
Maschio 84,7 82,2 77,4 78,2 73,4 77,7

Vale la pena riportare qui le conclusioni dei relatori della ricerca:

È condivisa l’idea che determinate condizioni di “debolezza”, dovute al sesso femminile o all’età avanzata, aumentino la vulnerabilità e quindi la probabilità di essere vittimadi un reato violento come l’omicidio.
Al contrario, dai dati emerge che più frequentemente le vittime di omicidio sono maschi,fino ad un massimo di 8 soggetti su 10 tra il 1992 e il 1997. Negli anni più recenti la quota di vittime donne è leggermente aumentata, e in tutto il periodo rappresentanocirca un quarto sul totale delle vittime di omicidio. Questo è dovuto probabilmente ad un aumento degli omicidi all’interno della sfera familiare e amicale, nonché ad unamaggiore presenza femminile in tutti i settori lavorativi e di relazione.

Giova ripetere anche qui: i maschi rischiano tre volte più delle donne di finire ammazzati, anche se c’è stato un leggero incremento delle vittime donna dovuto all’aumento dei delitti in ambito familiare.

Se poi guardiamo alla composizione degli autori di omicidio (tabella IV.14 nel pdf), emerge che nel periodo 1992-2006 il 92.9% degli omicidi sono stati commessi da uomini, anche se il numero di quelli commessi da donne aumenta dal 5.1% del 1992-1994 al 8,3% del 2004-2006. Alla faccia delle pacifiche vittime, eh?
Comunque, tenete a mente questo dato: il 93% degli omicidi è commesso da uomini!
Perchè questo dato è importante, a mio avviso? Perchè se fai una ricerca alla cazzo di cane guardando sui giornali i delitti che hanno come vittima delle donne, statisticamente nel 93% dei casi troverai che l’omicida è un uomo! Ma questo non significa che ci sia chissà quale malvagio disegno di genere dietro: stai semplicemente guardando una tessera di un puzzle pretendendo di estrapolare il disegno!

E arriviamo al paragrafo clou: “Autori e vittime, quale relazione?
In questo paragrafo gli autori analizzano le relazioni tra autori e vittime secondo il genere nel periodo 1992-2006.
Prima conclusione: “Quando l’autore di omicidio è maschio compie tale gesto per la maggior parte dei casi ai danni di un soggetto di sesso maschile.“. Alla faccia del delitto di genere! Gli uomini ammazzano nel 93% dei casi e per la maggior parte ammazzano uomini!

Più precisamente (si veda la tabella IV.17 del rapporto):

Donna ->; Donna 32.6%
Donna ->; Uomo 67,4%
Uomo ->; Donna 24,6%
Uomo ->; Uomo 75,4%

Alla faccia del delitto di genere! E’ la donna che, quando ammazza, sceglie preferibilmente un uomo e non viceversa!
Questa affermazione, ovviamente, è fuorviante ma potrei tranquillamente farla se guardassi solo al dato riportato sopra! Che, poi, è quello che fanno le femministe quando parlano di femminicidio: riportano solo dati parziali senza citare le fonti! Ed è quello che a me dà più fastidio e mi porta a non credere alle loro affermazioni!

Comunque, cito dal rapporto: “negli anni la percentuale di autori maschi che commettono omicidio nei confronti di individui dello stesso sesso diminuisce. Nel primo triennio l’80% degli autori maschi uccidevano altri maschi e nel 20% donne, mentre nell’ultimo triennio la percentuale diminuisce di più di dieci punti (il 69,3% dei maschi uccide maschi). Aumentano, di conseguenza, gli episodi in cui l’autore è maschio mentre la vittima è femmina. Nell’ultimo triennio più di un terzo degli autori ha commesso omicidio nei confronti di una donna. Il dato è conforme a ciò che precedentemente avevamo sottolineato: questo mutamento è dovuto al fatto che sono diminuiti gli omicidi commessi nell’ambito della criminalità organizzata mentre, nell’ambito della criminalità comune, sono aumentati quelli consumati all’interno di un contesto domestico o affettivo.
Le donne commettono omicidio soprattutto verso maschi e la quota percentuale rimane abbastanza costante per tutto il periodo considerato. Non bisogna, tuttavia, dimenticareche gli omicidi da parte di autore di sesso femminile sono una minima parte di quelli commessi e solitamente avvengono nei confronti del proprio partner, in ambienti quindi familiari.”

Quindi, ricapitolando: nel periodo 1992-2006

1) Il numero di omicidi consumati in ambito familiare è in aumento, in controtendenza rispetto alle altre tipologie di omicidio. Il che, effettivamente, è sintomo di un problema.
2) In ambito familiare, se l’omicida è il partner, la donna è vittima tre volte più dell’uomo; in tutti gli altri casi però la proporzione si inverte;
3) La percentuale di donne uccise nel periodo è in aumento in conseguenza di due fattori concomitanti: (a) la diminuzione dei delitti organizzati e (b) l’aumento dei delitti in ambito familiare. Il che è matematicamente ovvio, ma non implica a mio avviso che sia in atto una mattanza delle donne!
4) Nel 93% dei casi ad uccidere è un uomo e sceglie un altro uomo. Quando ad uccidere è una donna, di solito sceglie un uomo!
5) Effettivamente nel periodo è aumentato percentualmente il numero di uomini che uccidono donne: vedi punto (3)!

Quindi, è lecito dire che nel periodo 1992-2006 si registra un incremento di omicidi di donne commessi da uomini. E’ altrettanto vero che le donne hanno contribuito ad aumentare il numero dei delitti in ambito familiare (visto che loro operano prevalentemente in quell’ambito), passando dal 5.1% all’ 8,3% del totale dei delitti commessi. Quindi, in parte, l’incremento è anche colpa delle donne!
E, se è vero che quando è il maschio ad uccidere in famiglia sceglie una donna, è anche vero il contrario… come appare ovvio, visto che parliamo di delitti all’interno di una coppia! Da qui a gridare che “gli uomini ammazzano le donne” il passo è bello lungo!

192 delitti nel 2006, a fronte di 55.000.000 di abitanti, fanno lo 0,000384%… non esattamente una mattanza. E bisogna considerare che in quel numero non ci sono solo donne!
Bisognerebbe farlo scendere? Ovviamente si! Ma non è certo ricorrendo a distinzioni di genere e punendo il “femminicidio” più del “maschicidio” che si ottiene lo scopo. E’ dell’omicidio che bisognerebbe parlare! Del ricorso alla violenza come soluzione dei conflitti, da parte dell’uomo come da parte della donna!
Perchè, alla fine della fiera, quando sei morto sei morto allo stesso modo, uomo o donna che tu sia, indipendentemente da chi ti ha ammazzato e perchè! E a ricordarsene di più dovrebbero essere proprio quelle che vanno in giro a riempirsi la bocca di “parità” mentre in realtà cercano solo comode scorciatoie per la loro nullità.

Ecco, nel loro caso ammetto che sarei portato ad usare la violenza: un sano calcio in culo e via. Ma non in quanto donne eh, in quanto macachi albini del borneo! Sarebbe un “macachicidio” insomma.

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5 risposte a Femminicidio

  1. Minkia_Mouse ha detto:

    E’ dell’omicidio che bisognerebbe parlare! Del ricorso alla violenza come soluzione dei conflitti, da parte dell’uomo come da parte della donna!

    In questa frase sintetizzi tutto il problema.

  2. Uriel Fanelli ha detto:

    Ipotizzare che esista il femminicidio e sia un crimine diverso dall’omicidio significa ipotizzare che il diritto alla vita di una donna appartenga ad una categoria diversa rispetto al diritto di vivere di chiunque altro. E’ illogico di per se’.

  3. Pingback: Il femminicidio e la sterilizzazione del linguaggio. « Cavolate in libertà

  4. Pingback: Io non sono normale | Caro Presidente

  5. Andrea Occhi ha detto:

    aggiungo i miei 2 cent, anche se un po’ in ritardo.

    I femminicidi (ovvero quando un uomo uccide una donna perché donna) sono rarissimi.
    “Normalmente” la donna che viene ammazzata è QUELLA donna. Quella donna che mi vuole lasciare, quella donna che non mi vuole più bene, quella donna che va col mio migliore amico. E di solito è la donna con la quale c’è stato un rapporto sentimentale.

    È chiaro che non sto difendendo l’omicidio per le donne che se ne vogliono andare (hanno tutto il diritto di farlo senza essere ammazzate) ma è una cosa ben diversa dall’accusare il genere maschile di scendere in strada e ammazzare una donna a caso.

    E vogliamo anche far presente che, i casi di violenza (quasi sempre psicologica, ma anche fisica) da parte delle donne, magari in fase di separazione/divorzio, sono sempre più comuni, basta cercare “padri separati” su google e vedere quante associazioni saltano fuori. Ma questa cosa, evidentemente, non merita le prime pagine dei giornali e una legge ad hoc…

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