Quando la terra trema sotto i piedi

Caro Presidente,

io sono uno scienziato. Beh, quasi. Diciamo che ho passato una decina d’anni a studiare da scienziato, per cui la mia forma mentis è ormai quella di chi guarda qualcosa e si chiede: “perché?”, e grazie a Dio ho studiato in una scuola nella quale gli insegnanti erano ancora autorizzati a fornirmi anche gli strumenti per cercare una risposta.

Quindi diciamo che sono ragionevolmente sicuro che non sia possibile predire un terremoto, perché di solito gli scienziati, quando fanno una scoperta, lo dicono (normalmente dopo averla brevettata): per sottoporla al vaglio di altri scienziati, per assumersene la paternità, per godere della fama e, perché no, magari per vincere il premio Nobel.

Ora, io non ce lo vedo uno scienziato che scopre come predire un terremoto starsene zitto. Non dire che, genericamente, all’Aquila ci sarà un terremoto (quello sono capace anch’io). No, predire proprio la data e l’ora, con un margine di più o meno ventiquattr’ore toh; E farlo ripetutamente, azzeccandoci (quasi) sempre. Perché è questo che dovrebbe fare uno scienziato che dica di saper predire un terremoto. Un tipo così sarebbe ricco, oltre che famoso, e secondo lei se ne starebbe zitto senza urlarlo ai quattro venti?

Quindi, quando ho letto che il procuratore dell’Aquila aveva indagato per omicidio colposo i vertici della protezione civile per non aver saputo predire il terremoto ho fatto un bel salto sulla sedia. “E’ questa la gente in mano a cui siamo?” mi sono chiesto, “Gente che non capisce una mazza e indaga a casaccio sprecando i soldi dei contribuenti?”.

Per quale motivo non ha invece accusato di omicidio volontario chi ha costruito case senza rispettare i criteri antisismici, chi ha messo acqua di mare nel cemento, o chi al posto del cemento ha messo direttamente la sabbia? Quelli si, che avrebbero potuto salvare delle vite. Allora si, che la protezione civile avrebbe avuto qualcosa da dire agli aquilani. Avrebbe potuto dire: “State tranquilli. Un terremoto arriverà. Non possiamo dirvi quando perché quello solo Dio lo sa. Ma possiamo dirvi che le vostre case sono costruite nel modo migliore possibile e resisteranno ad un terremoto di intensità leggermente inferiore al giudizio universale, come in Giappone, avete presente? Assicuratevi di non avere oggetti che possano cadervi in testa, perché quello è il rischio maggiore che correte”.

Detto questo, tanto per chiarire come la penso sul signore in questione che, secondo il mio modesto ed inutile parere, andrebbe cacciato a calci in culo seduta stante, mi lasci anche dire che non è il primo e non sarà l’ultimo in questo nostro paese a fare e dire minchiate. C’è anzi chi ne spara di maggiori. Ad esempio ascolti questa:

Non lo so: a Lei non sembra vagamente ricattatorio il tono che usa? Qualcosa tipo: “Ma che fate, mi indagate gli amici? E allora io, per ripicca, gli dico di smettere di fare il loro lavoro”. Meno male che la Protezione Civile, quella con le iniziali maiuscole, è cosciente di avere il rispetto, l’ammirazione e la gratitudine non solo degli aquilani ma di tutti gli italiani.

Però resta il tono ricattatorio di un primo ministro; restano le accuse alla magistratura di abrogarsi le leggi che non le piacciono con la complicità della Corte Costituzionale, glissando sul fatto che se magari quelle leggi non fossero contro la Costituzione nessuno potrebbe abolirle e magari Lei, per una volta, non sprecherebbe inchiostro prezioso.

Resta un premier che si permette di dire al Parlamento, che in teoria dovrebbe controllarne ed approvarne l’operato, come votare un provvedimento blindato, un provvedimento che metterà un bel bavaglio ai blogger (e va bene: se molti di noi stessero zitti non cambierebbe molto), ai giornalisti (quei pochi che sono rimasti) ma soprattutto ai giudici. Fini adesso è contento dei cambiamenti (pfui!) e dirà ai suoi di votare compatti. Ha ragione Gilioli: questi sono adolescenti ribelli che tornano a casa per cena.

Ma sono comunque meglio degli adolescenti che da tavola non si sono mai alzati!

Debora, queste io le chiamo prove tecniche di regime. Ha una maggioranza schiacciante, che comanda a bacchetta e che quando è necessario abbassa la testa e vota. Intanto smonta pezzo per pezzo le infrastrutture culturali che permettono a gente come me e come te di vedere dove stiamo andando a parare, facendoci terra bruciata intorno. Mia madre, tanto per dire, mi chiede un giorno si e l’altro pure perché ce l’abbiamo tanto con lui, ed è una che il fascismo l’ha vissuto. E li hai sentiti gli applausi di sottofondo? C’è gente che lo applaude quando dovrebbe fischiare!

Diciamo le cose come stanno: a questi della minoranza non gliene frega una beneamata. Il bene del paese non sanno nemmeno cosa sia, e anche se lo sapessero non coinciderebbe con il loro e quindi ciccia.

E allora ti chiedo, come esponente di primo piano del PD: che ci state a fare ancora in questo Parlamento? Qui c’è bisogno di un gesto forte, che faccia scalpore, che faccia riflettere sul serio e risvegli le coscienze. Dimettetevi in massa, tutti quanti, rifiutatevi di stare al suo gioco. Destituitelo destituendo voi stessi: abbiate il coraggio di mettervi davvero alla testa di una rivoluzione; gridate che il re è nudo e fate in modo che chi voglia possa sentirvi e seguirvi.

Continuando a cercare un dialogo non fate altro che stare al suo gioco, fornendogli un alibi ed alimentando la cortina fumogena con la quale sta nascondendo agli italiani la realtà: che ormai siamo già in un regime mediatico, che si regge sulla manipolazione ed il controllo delle informazioni.

Quando la terra ti trema sotto i piedi, tu non stai fermo. Ecco: io sento la terra tremare, ma ancora non vedo nessuno scappare e comincio a temere che molti saranno quelli che rimarranno sotto le macerie e spero che, per ricostruire, non saremo costretti ad affidarci alla solita cricca.

Io, intanto, comincio a pensare a come disobbedire.

Saluti.

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