Non è solo una partita di calcio (2)

Caro Presidente,

l’autore del post da cui ho preso spunto per la mia ultima lettera ha risposto alle mie perplessità. Il suo commento è il più classico dei classici, quando qualcuno si permette di criticare il dio calcio e i suoi discepoli:

ognuno spende i suoi soldi come gli pare, ognuno per i suoi vizi, ognuno con le sue passioni..

Vorrei fare, quindi, alcune precisazioni al mio pensiero. Innanzitutto, che ognuno sia libero di seguire le proprie passioni l’avevo scritto anche io. Mi pare ovvio e sacrosanto.

Poi, lo dico subito, la partita l’ho seguita anch’io (in televisione). Non perché non ne potessi fare a meno, ma perché i grandi eventi sportivi (e questo lo era senza dubbio) meritano di essere guardati. Onore all’Inter, complimenti agli avversari. Punto. Televisione spenta e a nanna.

Chiarito quindi che non sono un talebano antisportivo, procedo.

Cominciamo col dire che l’epica del tifoso io proprio non la capisco. Va bene: hai deciso di farti 1600 km per guardare una partita di calcio. Contento te. Ma c’è proprio bisogno di scriverne sui giornali? A me, sinceramente, non sembra una gran notizia. Non lo sarebbe nemmeno se andassi a vedere una gara di motogp. O una mostra di Caravaggio. E qui non ce l’ho con Cunsolo in particolare: ogni volta che c’è una “grande” partita di calcio, la settimana precedente scatta l’epopea del tifoso, che ha il suo apice nella transumanza verso lo stadio di destinazione. E’ sicuramente un mio limite, ma… boh!

Il giorno dopo, poi, l’evento è la notizia principale. Tanto per dire: oggi il TG1 delle 13:30 ha aperto con la vittoria dell’Inter alla quale ha dedicato quelli che a me sono sembrati 10 minuti buoni. (poi magari li cronometro meglio e saranno 5, ma a me sono proprio sembrati 10 e comunque il succo del discorso non cambia). Seconda notizia: la manovra da 25 miliardi o giù di li che dovrebbe risollevare le sorti della nostra economia ma che molto più probabilmente finirà col toglierci anche le mutande per meglio accedere ai nostri orifizi posteriori.

Ora, sono fatto male io o uno dei principali telegiornali della nostra televisione pubblica avrebbe dovuto aprire con la manovra finanziaria, poi dare conto del congresso del PD (e anche quelli, a ben vedere…), a seguire qualche notizia estera, magari cinque minuti di approfondimento sulla “vita artificiale”, un po’ di cronaca e poi, nella sezione sport, dare conto che una partita di calcio nella quale era impegnata una squadra italiana in cui giocano 11 stranieri era finita 2-0 per i “nostri”?

L’ho notato solo io che nell’ultima settimana della Grecia non si è più parlato? Eppure gli scioperi continuano (almeno dai barlumi di informazioni che riesco a reperire su internet). A me interesserebbe sapere cosa sta succedendo lì, visto che è molto probabile che prima o poi succederà anche qui. Eppure si preferisce parlare dell’Inter. Ci sarà un motivo?

E’ vero, poi, che tu sei libero di spendere i tuoi soldi come ti pare. Però, e qui devo allargare il discorso al “fenomeno calcio”, se per far si che tu spenda i tuoi soldi io devo garantire un servizio d’ordine e poi rimettere a posto i danni che praticamente ogni domenica crei, allora no, non sei libero. Perché non stai più spendendo solo i tuoi, ma anche i miei. E a me potrebbe anche non star bene. Me lo hai almeno chiesto?

Che poi qualcuno sia disposto a spendere 450€ per un biglietto dai bagarini, torno a ripetere: ma sei scemo? Vuoi proprio andarci? E allora mettiti in coda e compratelo, come hanno fatto gli altri. Se quando arriva il tuo turno i biglietti sono esauriti, la prossima volta ti metti in coda prima. Si chiama esperienza. E dovrebbero averla usata per educarti da bambino: fai una cosa stupida sotto la supervisione di papà, così ti rendi conto che è stupida e magari non lo fai quando papà non guarda e arrivi a trent’anni vivo per comprarti un biglietto a 450€.

Il fatto poi che su quel biglietto c’è scritto un nome che non è il tuo, non è un caso. Perché adesso funziona così: sui biglietti c’è il nome del proprietario. Così se decidi di tirare un seggiolino dagli spalti, io ti tano subito e ti faccio un organo tanto.

Ma noi no. Noi siamo italiani. Quindi più furbi. E quindi chi se ne frega se una cosa funziona così. Le leggi che non ci piacciono si ignorano. Qualcuno poi le cambia proprio per farsele come piacciono a lui e non sono poi tanti quelli che protestano. Sarà un caso? Io dico di no: il “tifoso” che cerca di entrare allo stadio con un biglietto non suo è come Berlusconi che fa la legge bavaglio per coprire la corruzione del sistema. L’unica differenza è che il secondo riesce nel suo intento, mentre il primo è probabilmente tra quelli che lo hanno votato! E a me girano!

Ecco, datemi pure del talebano rompiballe, ma a me il “fenomeno calcio” come lo si vive da noi in Italia, spaventa. Spaventa perché vedo la gente chiudere gli occhi di fronte a quello che succede nel nostro paese, purché si possa ancora andare allo stadio.

E forza, Italia!

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