Sangue, sudore e piscio

Pop-corn. Dei fottutissimi pop-corn. Ecco cosa mi ricorda questo suono. È proprio lo stesso ‘pop’ che fa tanto ridere mia figlia: “Guadda, papà, ‘coppia! Hi,hi”. Si, amore, ‘coppia.

Pop. Sono sdraiato sopra mia moglie. Po-pop. Sta sorridendo. Po-po-pop. Anche lei starà pensando al pop-corn? Po-po-po-pop. Dimmi, tesoro, avresti mai pensato che le mitragliette facessero i pop-corn? Po-po-po-po-pop. Che odore però! Sangue, sudore e piscio. E che colori! Oggi i fiori di mais sono sbocchi vermigli verso un cielo caleidoscopico.

Po-po-po-p

Silenzio. Che rumore che fa, il Silenzio. Singhiozza, oggi, il Silenzio. E geme. E urla. Un suono gutturale, primevo. Una cacofonia di stupore, dolore e rabbia. Perché ci hanno fatto questo?

Vieni, amore, andiamo a chiederglielo. Sono proprio lì, all’imbocco di via del Plebiscito. Come dici? Non ce la fai a camminare? Non preoccuparti, ti porto in braccio io. Dai, andiamo. Non aver paura. I pop-corn, per oggi, sono finiti.

Guarda come sono giovani, Cristo santo! Hanno mandato i figli ad uccidere le loro madri. I fratelli ad uccidere i fratelli. Stanno vomitando. Stanno piangendo. Qualcuno si è anche pisciato addosso. Il capo sta gridando qualcosa. Riesci a sentire quello che dice?

“Sparate, cazzo! Perché avete smesso? Fuoco, fuoco, fuo…”

Accidenti! Quello scudo in faccia deve avergli fatto parecchio male. Grazie, figliolo. Dimmi, perché ci avete fatto questo?

Non ho bisogno di voltarmi per sapere che sono dietro di me, ognuno col suo dolore in braccio. Li vedo riflessi nei loro occhi spauriti di bambini. Che spettacolo terribile dobbiamo essere.

Perché hai sparato a tua madre, figliolo? Davvero pensavate di poter fermare così milioni di persone? Possibile che la telecrazia vi abbia rincoglionito a tal punto?

Guarda dietro di me! Questo non è un reality, questo è semplicemente reale. Questo è l’uomo, alla fine: sangue, sudore e piscio.

E lacrime! Oggi l’uomo è anche lacrime. Oggi l’uomo è soprattutto lacrime. Quindi non preoccuparti se piangi. Oggi sei un uomo. Hai sparato, hai pianto, hai vinto, hai perso… che importa? C’è la Storia, oggi, con noi.

Questo è il giorno in cui finisce la telecrazia, in cui smettiamo di guardare la televisione per legge, in cui smettiamo di votare col telecomando qualche mignotta e due stronzi.

Questo è il giorno in cui ci riprendiamo le nostre vite, le nostre case, i nostri figli. Il giorno in cui facciamo del nostro paese una Nazione. E lo facciamo come è stato fatto da secoli: sangue, sudore e piscio!

Siamo qui per chi ha rubato i nostri ideali; per chi ha preso destra e sinistra e le ha riempite di coglioni sempre uguali a se stessi; per chi ha reso il governo l’arte della menzogna e la menzogna l’arte del successo.

Siamo qui per chi ha preso il suo denaro e ne ha fatto il nostro dio; per chi ha preso i nostri padri operai e ne ha fatto una massa di sfigati disoccupati; per chi ha preso i cervelli dei nostri figli e li ha mandati al macero del successo a qualunque costo.

Siamo qui per chi ha preso le nostre figlie e ne ha fatto delle aspiranti zoccole. Ma non di quelle comuni, quelle di strada. Quelle una loro dignità ancora ce l’hanno. Violata, stuprata, ridotta a brandelli si, ma brandelli che si tengono stretti come un figlio alla tetta e che nutrono con lo stesso amore, perché oltre quella non hanno nient’altro.

Siamo qui per chi ci ha fatto odiare gli affamati, perché abbiamo fame come loro; per chi ci ha fatto annegare gli assetati nel Canale di Sicilia, perché non abbiamo più niente da bere; per chi vede nero ed ha paura, perché nero è il colore della sua anima.

Siamo qui perché non siamo più disposti a barattare la nostra dignità con il biglietto di una lotteria settimanale; perché abbiamo finito il pane e due calci ad un pallone non danno da mangiare ai nostri figli; perché abbiamo finito il lavoro, ma siamo ancora pieni di lavoratori; perché non possiamo più studiare, ma abbiamo voglia di conoscere.

Siamo qui perché abbiamo ancora voglia di sognare e vogliamo tornare a vivere.

Vogliamo tornare a poter esprimere liberamente le nostre opinioni, quelle giuste e quelle sbagliate. Vogliamo tornare ad avere il diritto di averla, una nostra opinione.

Vogliamo indietro il diritto di essere informati da persone corrette, libere ed imparziali; e vogliamo tornare ad avere il diritto di confutare l’informazione che ci viene data.

Vogliamo indietro il diritto di avere le stesse opportunità di chi nasce “figlio di”; le stesse ragioni di chi è “amico di”; le stesse soddisfazioni di chi “si è fatto scopare da”.

Qualcuno è stato nominato, oggi, figliolo. Il popolo ha votato ed ha scelto il Grande Presentatore. Gli italiani dimenticano, ma non perdonano. Girati! Guardalo! È lì, dietro quella finestra. Quella che si sta aprendo. È quello che urla. È quello sul selciato.

Anche lui è uno di noi, ora: sangue, sudore e piscio!

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